Chiesa e mondo al tempo di Papa Francesco, l’intervento di P. Antonio Spadaro S. J.

       Il primo appuntamento annuale della cattedra del dialogo, organizzato dall’ISFPS A. Lanza, dal Seminario, dal Meic e dalla Pastorale Universitaria, si è tenuto il 9/12/2017 con la partecipazione di Padre Antonio Spadaro, Gesuita, direttore della rivista Civiltà Cattolica, che ha discusso di “Chiesa e mondo al tempo di Papa Francesco”.

P. Vincenzo Toscano S.J. ha introdotto la relazione ricordando come l’esempio di Papa Francesco, primo Gesuita nella storia a ricoprire il ruolo di Pontefice, induca a crescere nel “discernimento”, leggendo i segni dei tempi attuali e interpretandoli alla luce del Vangelo. Inoltre egli ha indicato l’opzione preferenziale per i poveri, ribadendo che “si vede meglio dalla periferia che dal centro”.

Padre Spadaro – la cui ultima pubblicazione si intitola “Adesso fate le vostre domande” – ha raccontato la sua esperienza vissuta accanto al Papa, in particolare nei suoi viaggi apostolici, l’ultimo dei quali in Bangladesh e Myanmar. Le scelte delle mete di questi viaggi, così come il linguaggio della politica e della diplomazia da lui adottato, si ispirano alla misericordia, intesa come “l’azione di Dio all’interno delle vicende di questo mondo” che orienta verso processi di riconciliazione.

Nel corso di un’intervista nel 2013 il Papa ha paragonato la Chiesa ad un “ospedale in un campo di battaglia”, poiché il suo ruolo è più simile a quello di una “fiaccola” che accompagna dinamicamente il cammino per tentare la salvezza, piuttosto che ad un “faro” stabile su un monte.

Il Padre Gesuita ha detto chiaramente che oggi il Papa è l’unico, vero leader morale al mondo: il suo sguardo non è mai pessimista o angosciato, ma pur avvertendo il disastro verso cui sembra avviarsi il nostro pianeta, egli si sente proiettato ad agire senza sconforto. Solo un pensiero “aperto” e “incompleto” può portare a capire e risolvere la crisi attuale: questo comporta che la Santa Sede non escluda nessuno dal dialogo per la ricerca vera della pace.

Più volte il Papa ha espresso la volontà di recarsi in Cina, riconoscendone il ruolo di influenza nel contesto internazionale; ha viaggiato a Cuba, e ha capito l’importanza delle relazioni internazionali con gli Stati Uniti; in Colombia, ove il difficile processo di pace richiede la riconciliazione tra Farc e governo; in Messico ha celebrato la messa a Ciudad Juarez, città al confine della frontiera. E poi tanti altri viaggi in ogni parte del mondo, nei luoghi in cui ci sono “ferite aperte”: come a Lesbo, a Lampedusa, in Albania, in Bosnia, ad Auschwitz, Gerusalemme, Ankara, Istanbul, Armenia, Georgia, in Sri Lanka.

Egli – come ha ricordato Spadaro – sta scardinando la visione costantiniana del Cristianesimo secondo la quale il potere religioso sposa quello politico: la religione non rappresenta il “puntello” dell’ordine costituito o di un partito, poiché creerebbe categorie di avversari e nemici; il Cristianesimo non si può confinare in un impero sacro, ma è rivolto a tutti. La spiritualità non deve legarsi ai governi e le radici cristiane dell’Europa vanno interpretate in uno spirito di servizio e non strumentalizzate a livello politico.

Al tempo stesso il Papa invita alla riconciliazione con le altre religioni, nessuna delle quali va identificata con i fondamentalismi, evitando ogni scontro di civiltà. La sua è una contro-narrazione rispetto a quella della paura, dell’insicurezza, del caos. L’essenza del Cristianesimo risiede nell’ “amore del nemico”: in questo senso, ad essere rivoluzionario non è l’approccio di Bergoglio, ma lo stesso messaggio evangelo, che guida e ispira il pensiero della Chiesa. Quando Padre Spadaro gli ha chiesto se avesse intenzione di riformare la Chiesa egli ha risposto che se Cristo sarà sempre più al centro della Chiesa sarà Lui a fare la riforma.

Concludendo, Padre Spadaro ha ribadito come il Papa – indubbiamente una delle più alte figure di riferimento per l’umanità – sia consapevole del difficile momento storico che stiamo vivendo e del compito profetico della Chiesa.

Stefania Giordano

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