Fake news, contenuti pubblicitari ed informazione politica

Il 25 ottobre i corsisti dell’ISFPS “A. Lanza” hanno affrontato l’argomento dell’informazione politica veicolata attraverso il web, assieme all’avv. Marco Cartisano, esperto di contrattualistica online e delle implicazioni giuridiche dell’uso della rete.

Negli ultimi anni – ha ricordato il relatore – la percezione della gente comune sull’informazione politica è cambiata radicalmente, in seguito al passaggio dalla stampa e dalla mediazione del giornalismo alle nuove tecnologie e all’invasività della realtà virtuale, dominata dai giganti del web (tra cui Google, Microsoft e i principali social network).

Purtroppo <<la gente arriva a credere non sulla base di prove, ma in base a quello che trova attraente>> (B. Pascal): per questo spesso tende ad accettare le “post-verità”, cioè le “narrazioni” in cui i fatti sono meno importanti rispetto all’emotività e alle convinzioni personali. Da ciò, le “fake news”: notizie false, anche a fini politici, diffuse soprattutto attraverso il web e alimentate dall’amplificazione dei pregiudizi.

Poiché oggi le agenzie di informazione che operano online mutuano il modo di fare politica dai meccanismi pubblicitari, l’avvocato ha poi spiegato come funziona il “clickbait”, un contenuto che induce a cliccare link di invio a siti di controinformazione o che attira con banner sensazionalistici per implementare i proventi pubblicitari.

Allo stesso modo, chi finanzia campagne elettorali crea contenuti più o meno falsi che condivide tramite i “social bots”, account fittizi in grado di rilevare i profili e le preferenze degli utenti, procedendo poi all’ utilizzo massivo di “trend topics” (per es. il tema dell’immigrazione, e della crisi economica).

Questo sistema “martellante” limita le difese cognitive e la capacità di ragionamento critico, inducendo rapidamente all’approvazione o all’indignazione su particolari tematiche ed è in grado di spostare milioni di voti, con molti casi di manipolazione politica (elezioni presidenziali americane del 2016, “Cambridge Analytica”, la campagna pro-Brexit, il peso di operatori russi, ecc.).

 

Anche in Italia i partiti, si sono dotati di staff di “social media marketing” che indirizzano la comunicazione politica, ma purtroppo circa l’82% degli italiani non saprebbe riconoscere una notizia falsa in rete.

Mentre la legge sulla stampa tutelava il diritto/dovere di cronaca (l’editore era individuabile), sul web non è immediata l’identificazione di un responsabile, né del luogo in cui viene commessa un’infrazione. Occorre una legge che al momento non c’è.

Di certo è necessaria una maggiore trasparenza e responsabilizzazione del web e dei social network, e il “fact checking”, cioè la verifica dei fatti.                                                                                                                                                                                                                                                       Stefania Giordano

 

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