Informazione e consenso: la manipolazione attraverso i social network

L’Istituto A. Lanza ha continuato l’approfondimento sui temi dell’“informazione” e della “manipolazione del consenso” il 26 ottobre presso il centro V. Rempicci dei Padri Marianisti di Condofuri, con la relazione della prof.ssa Francesca Panuccio, docente di Diritto Informatico e di Informatica Giuridica a Messina.

La docente ha richiamato la Dottrina Sociale della Chiesa, ricordando che “l’informazione è tra i principali strumenti di partecipazione democratica […] occorre assicurare un reale pluralismo in questo delicato ambito della vita sociale […] la società ha diritto ad un’informazione fondata sulla verità, la libertà, la giustizia e la solidarietà”, agevolando condizioni di uguaglianza nell’accesso all’informazione (414 e 415 del Compendio).

È stato ricordato che Papa Francesco gestisce in modo disinvolto i social network, ma ha pure esortato a “imparare a gestire il flusso di informazioni che ci giungono da tante fonti”, al fine di evitare la manipolazione. Il sovraccarico informativo e la velocità con cui molti dati pervengono attraverso la rete, possono infatti ostacolare riflessione e ragionamento critico.

Secondo la docente il “diritto” – partendo da categorie antiche (come il diritto alla privacy, la proprietà intellettuale, il contratto, ecc.) – è continuamente sfidato dal nuovo “codice tecnologico”, di cui dovrebbe cogliere le opportunità.

La società della “rete” è il nuovo tipo di organizzazione sociale ed economica resa possibile dalle tecnologie dell’informazione, che prescinde dalle distanze geografiche e consente all’individuo di acquisire ulteriori capacità che potenziano la memorizzazione, l’elaborazione dei dati, le opportunità relazionali.

I “social network” sono le piattaforme virtuali utilizzate come strumento di condivisione e rappresentano straordinarie forme di comunicazione, anche se comportano non pochi rischi per la sfera personale (come la perdita del controllo dei propri dati e i furti d’identità).

Inoltre, il modello dei “personal media” si è radicato nello stile dei politici, che evitano il contraddittorio e la mediazione del giornalismo: così il “proclama” finisce per prevalere sul “ragionamento discorsivo”, favorendo propaganda e pensiero unico.

La Chiesa deve usare gli strumenti informatici, con azioni di alfabetizzazione e forme di comunicazioni evangeliche più dinamiche e interattive. Lo stesso Papa ha definito internet “un dono di Dio”, che può offrire maggiori possibilità di incontro e solidarietà. Per questo – ha concluso la docente – dovremmo chiederci se l’attuale sistema informativo ci rende realmente più responsabili e aperti agli altri.

Stefania Giordano

 

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