Le periferie: dal degrado alla rigenerazione

Nell’ambito del tema “disagio sociale”, all’ISFPS A. Lanza la professoressa Gabriella Pultrone, che insegna Progettazione urbanistica presso l’Università Mediterranea, ha tenuto una relazione dal titolo «Periferie d’Europa fra degrado urbano e rigenerazione per nuovi scenari di speranza». Oggi più della metà della popolazione mondiale vive in un contesto urbano ed è dunque nelle città che si concentrano i maggiori problemi legati all’uso delle risorse, allo smaltimento dei rifiuti, alla povertà.

L’Urbanistica nacque in seguito alla rivoluzione industriale come disciplina volta a pianificare e regolare lo sviluppo dei nuclei urbani divenuti sempre più popolosi (si pensi all’esemplare piano di Ildefonso Cerda che disegnò l’ampliamento di Barcellona secondo parametri moderni, con un reticolo di isolati regolare e ampie strade per favorire la circolazione).

La città “pianificata” ha un’espansione ordinata, prevede i servizi per ciascun quartiere e i servizi generali. Ma in Italia negli anni del c.d. boom economico prevalse la speculazione edilizia ed in seguito anche l’abusivismo (v. il film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”). Infatti il modello economico basato sulla crescita illimitata ha influito anche sullo sviluppo urbano incontrollato a scapito del territorio e degli antichi equilibri tra città e campagna, come pure dei valori paesaggistici che socio-culturali. Il degrado delle periferie, aree marginali ai limiti del nucleo urbano, è da inserirsi in questo contesto di crisi della città.

Come ha scritto Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’ (n. 149-151) «l’estrema penuria che si vive in alcuni ambienti privi di armonia, ampiezza e possibilità d’integrazione, facilita il sorgere di comportamenti disumani e la manipolazione delle persone da parte di organizzazioni criminali». Per questo «è importante che le diverse parti di una città siano ben integrate e che gli abitanti possano avere una visione d’insieme invece di rinchiudersi in un quartiere, rinunciando a vivere la città intera come uno spazio proprio condiviso con gli altri».

Purtroppo le aree periferiche nelle città del Mezzogiorno sono accomunate dall’assenza di servizi e dalla bassa qualità degli interventi pubblici. È evidente inoltre il divario Nord-Sud riguardo la conservazione degli edifici e il rapporto tra abusivismo e rischio sismico.

La rigenerazione delle periferie è una sfida globale – da affrontare a livello locale – che rappresenta uno degli obiettivi nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, per «rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili», al fine di «porre fine ad ogni sorta di povertà nel mondo» e «ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni». Gli interventi di riqualificazione possono essere attuati attraverso i programmi europei e nazionali, come Urbact III e l’iniziativa Azioni Urbane Innovative. Tra i dodici temi prioritari dell’Agenda Urbana Europea, che è un piano per rendere i quartieri urbani vivibili sotto il profilo ambientale, economico e socio-culturale e per affrontare gli attuali cambiamenti demografici e climatici, si rilevano: l’attenzione all’ economia circolare, alla transizione digitale, all’uso sostenibile del terreno.

Secondo la docente gli interventi su un territorio non devono avere carattere di straordinarietà ma è necessaria una pianificazione ordinaria e, al tempo stesso, una visione di lungo periodo. Numerosi sono stati gli esempi citati di recuperi di aree dismesse (soprattutto ex aree industriali) ma anche di sperimentazione di nuove forma di socialità e di riappropriazione di spazi pubblici da parte dei cittadini (come il centro ricerche Mammut a Scampia e la fondazione Domus de Luna a Cagliari).

Proprio le “periferie” possono essere gli scenari ideali per nuovi modelli di coesione e sviluppo locale.

Stefania Giordano

 

Approfondimenti

Gabriella Pultrone,  “Urban regeneration as an opportunity of social innovation and creative planning in urban peripheries”, in lingua italiana  e inglese, pubblicato recentemente sulla rivista di classe A Techne,
http://www.fupress.net/index.php/techne/article/view/20837

In questo numero della rivista “TECHNE 14 (2017): Architecture and social innovation” sono presenti altri articoli che forse potrebbero essere di interesse.

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