Nuove disuguaglianze, protezionismo e crisi del Welfare

Il 15 novembre la relazione dei proff.ri A. Mazza Laboccetta e A. Filocamo, docenti del Dipartimento Digies dell’Università Mediterranea, ha concluso presso l’ISFPS A. Lanza il ciclo di incontri sul tema “Diseguaglianze, mercati e diritti sociali”.

L’idea di uguaglianza, che implica la necessità di garantire a tutti uguali condizioni di partenza pur non negando le diversità, è tornata attualmente alla ribalta del dibattito politico.

Dopo l’ondata neoliberista degli anni Novanta del secolo scorso, che in Europa ha avuto la massima espressione nelle politiche della leader conservatrice britannica M. Thatcher, e la grave crisi finanziaria partita nel 2008 dagli Stati Uniti che ha causato una grande recessione, è cresciuta infatti la polarizzazione sociale. La finanziarizzazione dell’economia ha di fatto impoverito l’economia reale, causando gravi sperequazioni.

Il prof. Mazza Laboccetta ha ricordato che la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini sanciti dall’art. 3 della Costituzione italiana, non sono una vuota formula programmatica ma un impegno che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono la partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione del Paese.

Inoltre, la Chiesa già con l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, si occupò delle questioni sociali e della tutela delle fasce deboli e dei poveri.

Secondo il docente – che ha citato N. Bobbio – ha ancora senso distinguere tra la visione politica della destra, che pone l’accento sulla libertà, sulla diversità e sull’iniziativa economica privata, e la visione della sinistra, che dovrebbe essere più attenta all’uguaglianza naturale e al valore della persona umana.

Il prof. Filocamo si è soffermato sul problema della disuguaglianza tra Stati, le cui cause principali sono state ritenute la globalizzazione e il progresso tecnologico.  Il primo fattore ha determinato la libertà di movimento dei capitali, delle merci e dei lavoratori, ma il movimento di ingenti capitali è più agevole e rapido, rispetto a quello dei lavoratori.

Inoltre con l’innovazione tecnologica sono richieste sempre maggiori competenze e solo poche persone riescono ad ottenere posti dirigenziali e redditi elevati.

A ciò si aggiunge l’effetto di sostituzione delle macchine sul lavoro umano, in particolare per le occupazioni più ripetitive. È anche vero però che il progresso tecnologico ha creato nuove opportunità e nuovi tipi di lavoro. Altra problematica evidenziata dal docente è stata l’impossibilità della svalutazione della moneta (operazione che portava ad un aumento delle esportazioni) in seguito all’introduzione dell’euro e del mercato unico europeo. L’unica soluzione, per rimanere competitivi nei mercati internazionali e per ridurre il costo delle merci, è stata il taglio del costo del lavoro.

Per questo, benché il diritto del lavoro sia nato per riportare su un piano giuridico di parità le diseguaglianze economiche e sociali, le ultime riforme in Italia (dalla legge Treu fino al Jobs Act) come in altri Paesi, hanno introdotto una maggiore flessibilità lavorativa.

Di conseguenza i Paesi d’Europa, che dovrebbero cooperare, hanno finito per essere competitivi a danno dei lavoratori. Inoltre l’aumento delle disuguaglianze ha determinato una maggiore richiesta di welfare ed interventi sociali che, proprio per i vincoli di bilancio introdotti dai trattati europei, non sempre è possibile soddisfare. La disuguaglianza tra Paesi può anche innescare politiche di protezionismo, con l’introduzione di barriere doganali (come nel caso degli Stati Uniti nei confronti della Germania e della Cina).

In conclusione è stato ribadito che l’intera società deve muoversi e ricostruire un’idea di comunità con nuove istanze politiche; in un mercato del lavoro già fortemente precarizzato il lavoratore deve reinventarsi ed essere parte attiva: si parla infatti di passaggio dal welfare al workfare (o welfare to work).

Stefania Giordano

 

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