“L’evoluzione del processo democratico e le nuove frontiere: democrazia partecipativa, accountability e cittadinanza europea attiva (II)”

Più si affina il concetto di democrazia, più il sistema si perfeziona ed emergono strumenti importanti di democrazia diretta. Non a caso si parla di nuove frontiere della democrazia. In Italia il processo di rafforzamento della partecipazione dei cittadini nella vita pubblica e nelle scelte degli organi di governo – soprattutto locale – si è avviato intorno agli anni ’90. Lo ha spiegato Francesco Macheda – dirigente del settore patrimonio della Provincia di Reggio Calabria – durante una lezione alla scuola di formazione politica “Mons. Lanza”.

Il suo contributo si è focalizzato sugli strumenti di democrazia partecipativa, quali il bilancio sociale, il bilancio ambientale, istituti piuttosto recenti ma di cui un sistema moderno non può fare a meno. Negli ordinamenti moderni, infatti, il cittadino non si limita a eleggere i propri rappresentanti ma ha la possibilità di partecipare e intervenire nella vita pubblica con referendum, petizioni, consultazioni. È considerato un facilitatore della partecipazione, perché può interviene a supporto dei suoi rappresentanti. Si riduce in questo modo la distanza tra governanti e governati, e c’è un confronto, un dialogo continuo che si protrae per tutta la durata della legislatura e non si riduce al momento elettorale.

Oggi sono sempre più numerose le costituzioni, le leggi e le normative comunitarie o di singoli Stati che prevedono in modo crescente l’intervento dei cittadini nelle scelte fatte dai governanti. Nel nostro Paese gli strumenti di democrazia diretta sono previsti non solo dalla Costituzione ma anche dalla recente normativa sugli enti locali, laddove si parla di referendum consultivi e di petizioni. Dagli anni ’90, infatti, si assiste a un’evoluzione della pubblica amministrazione, che diviene il terreno in cui si sperimentano istituti più moderni e rilevanti. Grazie a questa normativa è avvenuta una semplificazione di rapporti con il cittadino, e si sono sviluppati i concetti di government come la possibilità di interagire con la pubblica amministrazione. Per la prima volta si sente parlare di rendicontazione sociale, di bilancio partecipativo, di bilancio ambientale, istituti nuovi che accrescono la nostra rilevanza di cittadini nel processo democratico e decisionale. Si tratta di forme di democrazia partecipativa che non sostituiscono ma affiancano quelle tradizionali.

Il bilancio partecipativo adottato da un ente locale, ad esempio, non è un documento contabile ma un processo, un insieme di atti che dà conto ai cittadini, li fa partecipare e permette di interloquire con loro. Il metodo del bilancio sociale è nato in Brasile nella grande città di Porto Alegre, dove si pensò che a decidere come spendere il denaro pubblico non dovevano essere solo i consiglieri comunali ma anche i cittadini. All’inizio solo il 10% del bilancio era deciso dai cittadini, in seguito la quota passò al 25%. In concreto, avveniva che nei quartieri della città si costituivano dei comitati per discutere le priorità. Poi si redigevano dei documenti che venivano confrontati con quelli stilati con l’aiuto di associazioni professionali o di categoria. Infine, venivano mandati a degli appositi organismi del Comune che li portavano all’attenzione dei consiglieri. Questi approvavano il bilancio e restavano formalmente i soggetti preposti alla decisione finale, però la scelta di come e quanto spendere veniva effettuata anche dal basso, cioè dai cittadini. Questa esperienza fu un successo di rilevanza mondiale. In Europa la prima ad adottare il bilancio partecipato fu Bobigny una cittadina nel circondario di Parigi.

Guardando in casa nostra, la Provincia di Reggio Calabria ha approvato all’unanimità una modifica del regolamento che permette di introdurre il bilancio partecipativo. Attualmente l’ente locale ha istituito un questionario on line in cui i cittadini possono pronunciarsi sulle priorità di intervento. Lavoro e viabilità sono risultati i settori prioritari e la Provincia ne terrà conto nel suo bilancio, sceglierà come spendere una parte di denaro seguendo le indicazioni dei cittadini. Con strumenti come il bilancio partecipato o quello ambientale le amministrazioni rendono conto del loro operato e tengono conto dei suggerimenti della comunità. Il cittadino diviene partecipe di un processo che tradizionalmente compete al politico o all’amministratore.

Un altro esempio di miglioramento del processo democratico a livello locale è il bilancio sociale. Si tratta di un processo con cui una amministrazione dà conto delle attività svolte, del perché delle scelte operate, delle risorse impiegate e soprattutto dei risultati ottenuti, in modo da consentire ai suoi interlocutori di formulare un proprio giudizio su alcune politiche o su come migliorarle. Questi nuovi istituti sono dei processi – e non dei documenti – non obbligatori, ma impegnano gli enti locali che li adottano a dare rapporti continui ai cittadini circa ciò che stanno facendo. In questo modo possono tastare il gradimento della collettività sul loro operato e raccoglierne i suggerimenti.

 

Vittoria Modafferi

 

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