“Dall’indignazione all’impegno. Strade nonviolente per uscire dal sistema”

«Nessuna rivoluzione politica, nessun cambiamento sociale è possibile se prima non cambiamo noi stessi». Suonano provocatorie le parole di Antonino Spadaro – docente di diritto costituzionale all’Università Mediterranea – chiamato a iniziare il ciclo di incontri all’Istituto di formazione politica “Mons. Lanza”. Nel suo intervento, il professore Spadaro si è soffermato a chiarire ogni termine del titolo del seminario “Dall’indignazione all’impegno. Strade nonviolente per uscire dal sistema”.

Il docente ha subito ribadito di voler fare considerazioni non di taglio strettamente socio-politico, ma che riguardano la sfera intima e privata di ogni cittadino. «Cambiare noi stessi è il passo più importante e difficile da compiere. Ecco perché non indicherò ricette possibili per trasformare il mondo ma suggerirò strade per un nostro cambiamento».
Spadaro ha quindi esaminato il significato della parola indignazione, che non indica semplicemente protesta, rifiuto o rassegnazione. È piuttosto un disgusto profondo per qualcosa in particolare, che causa una reazione emotiva molto netta.

«L’indignato è colui che avverte un profondo senso di ingiustizia, comprende che lui e gli altri sono vittime di un torto sociale. Che, nella sfera pubblica, siamo stati privati del diritto di fare politica e di partecipare, che gli eletti hanno tradito gli elettori. Il problema è che esiste un’indignazione giusta e una ingiusta. C’è giusta indignazione se si vuole conoscere la realtà criticamente e liberamente. Chi si indigna e non è libero, perché irretito da pregiudizi e convinzioni, è solo una voce nella massa che grida come gli altri, è una persona manipolata. Bisogna lottare quindi contro i pregiudizi e le convinzioni perché l’indignazione vera presuppone uno spirito libero, una capacità di pensiero autonomo, critico. In questa visione, l’impegno, allora, è mettersi in gioco, assumersi una responsabilità e non sfuggire al proprio tempo. È desiderio di trasformare la realtà perché la si conosce profondamente. Quindi è lotta contro l’ignoranza. L’uomo che si impegna è presente al suo tempo, è interessato, è appassionato ed ha a cuore la realtà; non si sottrae, non è indifferente e non è rassegnato. Non solo si indigna ma si assume la responsabilità di fare qualcosa. Che consiste innanzitutto in un cambiamento personale, senza il quale non è possibile una trasformazione sociale o politica. E poi in un’accettazione della realtà come passo indispensabile per modificarla. Ciò è possibile se ci si appassiona agli altri, se si accetta di spendersi per il mondo e ci si rifiuta di rassegnarsi all’esistente. In sintesi, si impegna chi risponde fino in fondo alla propria vocazione».
Circa la parola strada, il prof. Spadaro ha ricordato che il percorso indispensabile da percorrere è cambiare il nostro cuore. «La storia ha insegnato che tutte le rivoluzioni non hanno cambiato troppo il mondo. Si possono modificare i partiti, le strutture, le istituzioni, lo Stato ma chi segue solo questa strada rischia di peggiorare le cose o di tornare indietro. Perché chi vince la rivoluzione, una volta al potere, diviene automaticamente conservatore, desideroso di mantenere lo status quo. Si deve dunque entrare in una logica diversa. Il vero colpo di stato è da fare dentro noi stessi, contro noi stessi. Significa cambiare la testa e il cuore, operare un rovesciamento, una conversione che non si fa una volta sola, ma di continuo. La strada dunque non è la paura – dentro cui oggi siamo immersi – né la sfiducia. Oggi c’è bisogno di affidamento ovvero di fede, e non dobbiamo avere timore di affermarlo. Inoltre si deve capire che se siamo arrivati a questo punto dobbiamo venirne fuori, dal momento che siamo schiavi panciuti e sazi di questo sistema. Per uscirne dobbiamo cambiare vita, “dimagrire”, digiunare, rifiutare regali e compromessi. Dovremo decidere da che parte stare, se da quella di chi governa, e cioè il capitale, la finanza, il potere o dalla parte dei poveri. Il sistema in cui viviamo, quindi, non è – come suggerirebbe il termine – un ordine armonico. È piuttosto un disordine stabilito, che prevede ingiustizie colossali. E se non facciamo niente per uscirne vuol dire che ne siamo beneficiari piuttosto che vittime».
Di cosa necessita il mondo? si è chiesto ancora Spadaro. «Di sapienza, bontà, purezza e bellezza; parole queste che designano Dio che è amore, verità, bellezza, bontà infinita. Quanto a noi, se non cambiamo lo sguardo con cui guardiamo le cose e il mondo, cioè se non modifichiamo il nostro cuore non usciremo dal sistema. Cambiando noi stessi potremo anche impegnarci su strade non violente per trasformare il mondo, senza illusioni, portando un mattoncino nella costruzione di un nuovo edificio. E per fare ciò non è necessario essere cristiani, basta avere un atteggiamento etero centrico cioè di attenzione verso gli altri, basta compiere un atto gratuito».
Il prof. Spadaro ha infine offerto tre esempi pratici e possibili di cambiamento; tre proposte concrete e fattibili, per lavorare nel campo del bene. Primo esempio: il governo Monti ha tagliato l’acquisto dei Caccia F35 – prodotti negli Usa e assemblati in Italia – riducendoli a 90 esemplari. «Se ci limitassimo a 60 aerei, il risparmio così ottenuto basterebbe a finanziare la sanità, la ricerca e la scuola che sono fortemente in crisi». Secondo esempio: il ponte sullo Stretto è costato già 300 milioni e altri 300 dovranno essere spesi per non incorrere una penale ancora più salata. «Ebbene questo denaro potrebbe essere impiegato per un’urgenza evidente in Calabria, cioè la messa in sicurezza e la ristrutturazione degli edifici che sono a forte rischio sismico. Non dovremmo buttare i soldi a mare ma usarli per ciò che serve». Terzo esempio: nelle carceri di Reggio Calabria ogni giorno si spendono 15 mila euro per i pasti. «Il problema è che solo il 20% dei pasti viene consumato perché l’80% dei detenuti cucina da sé. Il resto viene quotidianamente sprecato. Non si potrebbe allora destinarlo alla Caritas diocesana che è in difficoltà per l’alto numero di richiesta di pasti?».
La risposta è retorica. La proposta, invece, è praticabile.

Vittoria Modafferi

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