Gli immigrati da problema a risorsa

Gli immigrati da problema a risorsa è il tema del primo incontro annuale della Cattedra del dialogo, promosso dalla Pastorale universitaria, dal Meic e dall’Istituto Mons. Lanza.

Secondo il prof. C. Panzera, ricercatore di Diritto Costituzionale dell’Università Mediterranea, nell’era dell’”homo vagans”, il complesso fenomeno dell’immigrazione andrebbe analizzato nella sua eterogeneità, vista la diversità dei soggetti e delle motivazioni che inducono a migrare, e i processi di trasformazione che avvengono all’interno delle differenti realtà sociali.

In assenza di immigrati le nostre società si avvierebbero verso un lento e inesorabile declino: basti pensare che la presenza di giovani immigrati e dei loro figli riduce il temuto calo demografico che interessa da diversi anni anche il nostro Paese; o al fatto che, solo in Italia, gli stranieri producono un reddito pari al 9 per cento del PIL.

Ma il massiccio arrivo di immigrati – solo nel 2015 nel Mediterraneo hanno transitato più di un milione di persone e migliaia hanno perso la vita – ha spinto già alcuni Stati Europei a rivedere gli accordi di Schengen. Spetta infatti ai singoli Stati la decisione sulla quantità di persone da accogliere ogni anno.

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Il Prof. A. Guazzarotti, Associato di Diritto Costituzionale dell’Università di Ferrara, ha iniziato la sua relazione citando il testo di V. Polchi “Black out, un giorno senza immigrati”: in un immaginario giorno di sciopero dei lavoratori stranieri in Italia si fermerebbero di colpo le attività nei cantieri, nelle fabbriche, nell’agricoltura, nella sanità.

L’immigrazione comporta sia problemi di integrazione (anche culturale) che, in tempi di tagli al welfare, rischi di competizione sociale (fra i soggetti più deboli) per la distribuzione delle risorse pubbliche. Altro tema, già analizzato dalla sociologa olandese S. Sassen, è la polarizzazione sociale all’interno dei grandi centri urbani, per cui si ha spesso una “ghettizzazione” degli immigrati.

Le istituzioni devono mostrarsi capaci di gestire il fenomeno attraverso un serio sistema di controlli (contro lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina e non mancando di reprimere reati subdoli e molto diffusi quali il caporalato) e pervenire ad un leale patto di cittadinanza, per mezzo del riconoscimento non solo di diritti, ma anche di doveri in capo ai non cittadini. Infatti, proprio l’adempimento dei doveri, insieme al godimento dei diritti, favorisce la creazione del legame solidaristico che è elemento imprescindibile per la formazione di una comunità in cui tutti si riconoscano eguali in dignità.

Esempio positivo è la sentenza della Corte Cost. n. 119/2015, che ha riconosciuto anche agli stranieri regolarmente residenti in Italia la possibilità di svolgere il servizio civile nazionale, riconoscendone l’opportunità di integrazione e la formazione alla cittadinanza.

Per la sociologa Tiziana Tarsia l’immigrazione non è più un’emergenza, ma un dato ormai  “strutturale” sul quale è necessario confrontarsi per trovare soluzioni funzionali.

Gli immigrati sono “diversi” e va riconosciuta anche la dinamica conflittuale derivate dall’incontro tra culture diverse. I servizi di accoglienza, come gli SPRAR, oltre ad occuparsi dei bisogni più concreti, dovrebbero diventare luoghi relazionali in cui il migrante, reso consapevole dei propri diritti, possa riuscire ad auto-organizzarsi e a progettare il proprio futuro.

Stefania Giordano

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