Inganni e rischi (anche) del governo democratico

Il 27/10/2017 il prof. Antonino Spadaro, ordinario di Diritto costituzione e Direttore dell’ISFPS Mons. A. Lanza, ha tenuto ai corsisti la prima lezione sul tema “Crisi della democrazia?”.

La democrazia è senza dubbio la forma di stato preferibile, in quanto si basa sulla rappresentanza giuridico-politica, sul consenso e la persuasione, piuttosto che – come invece avviene nei regimi politici autoritari o totalitari – sulla coercizione e/o sulla manipolazione. Ciononostante, anch’essa presenta difetti congeniti e corre nuovi rischi.

Tra i difetti “congeniti” si rilevano:

  1. il timore della “dittatura della maggioranza”. E’ garantito che le minoranze possano divenire maggioranza, ma non è detto che la major pars sia necessariamente la melior pars. Sono dunque necessari valori “meta-democratici” che si auto-legittimino: le regole costituzionali;
  2. l’opposto paradosso del “governo della minoranza”, visto che di solito è una “minoranza attiva” che decide, in danno di una maggioranza passiva, contraria o astensionista;
  3. l’inadeguatezza del rapporto tra democrazia e tempo: troppo, perché l’opinione pubblica è mutevole, e invece convenzionalmente il voto di un solo giorno determina l’indirizzo politico per gli anni successivi; troppo poco perché gli eletti, pur di avere il consenso contingente dei propri elettori, non fanno progetti di ampio respiro e lungo periodo;
  4. l’intrinseca facilità della democrazia – al pari degli altri regimi – di essere infiltrata dalla corruzione, per di più favorita da meccanismo del cd. voto di scambio.

Il docente ha poi analizzato i “rischi attuali” della democrazia:

1) il paternalismo democratico-costituzionale (ab extra come nella pretesa di voler esportare manu militari i valori del costituzionalismo e, ad intra, come sospensione delle garanzie costituzionali per combattere il terrorismo);

2) il populismo demagogico, ossia la manipolazione del consenso;

3) la possibilità concreta che ci sia solo una mera apparenza di democrazia, a causa della presenza di poteri forti economico-finanziari internazionali.

In conclusione, per limitare tali rischi, servirebbero regole globali e più democrazia locale (visione “new global”) e un sistema reticolare di eque relazioni tra gli Stati ispirato ai principi del costituzionalismo e della solidarietà. A tal fine sarebbe utile migliorare il sistema di istruzione e alta formazione, garantire l’accesso senza limiti alla rete internet, tenere in considerazione modelli di sviluppo alternativo (vedi decrescita felice di Latouche) e valorizzare organizzazioni internazionali, quali l’ONU.

Stefania Giordano

 

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