La comunicazione attraverso i social

Il 24 novembre i corsisti dell’Istituto diocesano Monsignor A. Lanza hanno interagito con l’ingegnere elettronico Alfredo Pudano sul tema degli effetti della comunicazione digitale, in particolare attraverso l’utilizzo dei social network.

Premessa la differenza tra comunicazione – un processo complesso di scambio di informazioni, messaggi, idee, pensieri attraverso diversi mezzi e canali – e semplice trasmissione tra mittente e ricevente, il relatore si è soffermato sul principio di responsabilità che dovrebbe caratterizzare l’azione di chi comunica e sulla consapevolezza del ruolo che occupa l’atto comunicativo a livello sociale.

L’era digitale e l’uso pervasivo degli strumenti informatici e dei social network, hanno trasformato radicalmente il modo in cui ci relazioniamo e comunichiamo. Se da un lato alcuni cambiamenti appaiono migliorativi, come la riduzione delle barriere geografiche, la rapidità delle comunicazioni, l’accesso illimitato all’informazione, la nascita di nuove forme di attivismo e partecipazione e di nuovi modelli di business e di lavoro, non può tuttavia essere ignorato l’impatto della trasformazione dei processi relazionali, il problema della tutela della privacy, i pericoli per l’altrettanto rapida diffusione di disinformazione, fake news e “post-verità”.

L’ing. Pudano ha ripercorso l’evoluzione del web dal modello 1.0 all’innovativo 4.0. Negli anni Novanta del secolo scorso l’utenza fruiva passivamente di contenuti in siti web statici; con il web 2.0 inizia l’interazione con i contenuti per un’utenza non tecnica e poi, dal 2004 circa, si passa al web 3.0 attraverso il quale si diventa anche creatori di contenuti e la rete appare come un enorme database in cui si replicano le relazioni sociali.

Con l’introduzione del cosiddetto web semantico diventa possibile l’interpretazione dei contenuti delle pagine internet, e una loro più rapida ricercabilità.

Il 4.0 è il web della “realtà aumentata” e virtuale, dell’ubiquità, delle nuove interfacce IoT e dell’intelligenza artificiale.

In questo contesto si parla di comunità virtuali o e-community, ove basta registrarsi a un servizio o a un social per farne parte. Ma proprio nel mondo virtuale molti giovani riescono ad esprimere più facilmente il proprio “stato” e spesso anche il proprio disagio.

A fronte della rapidità dei cambiamenti e del flusso continuo di informazioni, resta fondamentale l’apporto della comunità educante, che oltre alla trasmissione di contenuti, nel percorso formativo deve contribuire allo sviluppo del pensiero creativo, critico e etico, con un’attenzione particolare anche alla “media education”, ossia l’educazione funzionale all’utilizzo consapevole e responsabile dei mezzi di comunicazione.

Stefania Giordano

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