“La finanza creatrice ed etica come limite alla finanza creatrice e speculativa”

Il buco prodotto è stimato intorno ai 45000 miliardi di dollari. Difficile, se non impossibile, coprirlo. Ed è solo uno degli effetti della crisi economica mondiale, reputata più grave di quella del ‘29. La causa scatenante risiede in quella finanza speculativa non legata all’economia reale, che ha prodotto dissesti finanziari, depauperamento di risorse, povertà sociale. Solo un altro tipo di finanza – connessa all’economia reale, e quindi alla produzione di beni e servizi, e attenta alla persona – può essere una soluzione alla crisi. Finanza etica, dunque, e pressione della società civile sono due elementi fondamentali per la ripresa dell’economia. Di questi aspetti si è discusso alla scuola di formazione politica “Monsignor Lanza”, durante un incontro guidato da Giovanni Votano – uno dei fondatori di “Microdànisma”, associazione che si occupa di finanza etica nell’area dello Stretto di Messina.

I temi trattati hanno spaziato dalle cause della crisi, ai rimedi applicati dai governi, per arrivare alle caratteristiche della finanza etica passando per l’esperienza degli operatori del settore. Secondo quanto ha spiegato Votano, la difficoltà in cui ci troviamo deriva da operazioni speculative, che sono il risultato di una matrice culturale affermatasi già negli anni 80, quando la parola d’ordine era la liberalizzazione. Nessun controllo era applicato sui flussi di capitale, sulla circolazione delle merci e sulle quotazioni di borsa. La finanza speculativa ha così creato un sistema concatenato, che ha dato vita a un effetto domino negativo nel momento in cui è esplosa la bolla del mercato immobiliare negli Stati Uniti.

«Si è arrivati a una situazione insostenibile – ha chiarito Votano – per la quale le banche non dispongono di liquidità e soprattutto non hanno più fiducia reciproca. Gli istituti di credito non si prestano risorse finanziarie perché temono di vedere fallito il loro creditore prima che restituisca il debito. Questo clima di sfiducia si ripercuote anche sull’economia reale: le imprese sane che necessitano di liquidità per sostenere i loro processi produttivi, non riescono ad ottenerla, e sono costretti a licenziare e ridurre la qualità del prodotto. I governi dal canto loro, agiscono con provvedimenti efficaci nel breve periodo ma non risolutivi del problema, con una ricaduta notevole sulla collettività. Infatti, a pagare il prezzo di queste operazioni di “finanza creativa”, che ha arricchito solo poche persone, sono i cittadini comuni che devono accollarsi il peso di un’ampia azione di risanamento. Dunque, per evitare soluzioni inadeguate e di facciata, è importante che le associazioni, i movimenti del commercio e della finanza etica, e tutta la società civile internazionale si muovano per fare pressione.

Tra questi movimenti, ve n’è uno che si è diffuso in Europa e anche in Italia negli ultimi 10-15 anni. Si tratta di Finanza etica, che si muove in antitesi alla finanza speculativa. Tra i principi su cui si basa, l’accesso al credito e il diritto all’iniziativa economica sono considerati diritti umani fondamentali, che non sono subordinati al possesso di garanzie reali. Inoltre, mentre gli istituti di credito tradizionali applicano tassi d’interesse più bassi ai clienti più ricchi, gli operatori di finanza etica applicano tassi più convenienti alle persone più svantaggiate. Questa politica è atta a valorizzare la persona e il suo progetto imprenditoriale e non la sua capacità economica. Un altro principio della finanza etica è la trasparenza nelle decisioni di impiego e di raccolta del risparmio; l’intermediario finanziario, cioè, deve fornire ai soci e ai risparmiatori un piano dettagliato delle operazioni effettuate. In più, essa considera ingiusto l’arricchimento basato solo sul possesso di denaro. La finanza speculativa, al contrario, fondava i suoi guadagni sul gioco di borsa, sul rischio, senza il passaggio e il confronto con l’economia reale.

Quanto alle forme di finanza etica – prosegue Votano – la microfinanza si occupa di offrire dei servizi finanziari non tipici e accessori al prestito: come la possibilità per i migranti di gestire le proprie rimesse o l’accompagnamento alla redazione di un business plan, che va dall’assistenza tecnica al piano preventivo, alla formazione professionale. Il microcredito, invece, è un prestito di lieve entità che si caratterizza per la restituzione in piccole rate e per la brevità delle scadenze. Una peculiarità di queste forme di finanziamento è la relazione di fiducia che si instaura tra il richiedente e la rete di persone che credono nel progetto, e questa fiducia si sostituisce alle garanzie reali richieste dalla finanza tradizionale. In questo modo si innesca un meccanismo di responsabilizzazione che porta alla restituzione del prestito. L’esperienza, infatti, insegna che il tasso di sofferenza è molto basso. L’accompagnamento e l’assistenza integrale alla persona, il contatto diretto, sono fondamentali e creano quelle ricadute positive che portano ad estinguere il debito». A proposito dei principali operatori di Finanza etica, Votano ha portato l’esperienza dell’associazione di cui fa parte, essendo uno dei fondatori.

«In Italia – ha affermato – i primi soggetti ad applicare il microcredito sono state le MAG, mutue di autogestione, nate negli anni ’70. Si tratta di cooperative di persone che raccolgono il risparmio e lo prestano a chi non ha garanzie e persino ai protestati. Queste realtà sono presenti soprattutto nel centro nord. Quindi Microdànisma, associazione nata a Reggio Calabria nel 2007 per volontà di un gruppo di giovani, è un’eccezione per il sud Italia. Il nostro obiettivo è dare fiducia e credito ai non bancabili, alle persone più svantaggiate. Per questo abbiamo iniziato a raccogliere dei fondi presso singoli, enti privati e associazioni, per avviare progetti di microcredito imprenditoriale che altrimenti non troverebbero sbocco. I nostri volontari, inoltre, si occupano di promuovere presso le agenzie educative e le istituzioni, i temi della finanza etica. Mentre gli attivisti si impegnano in attività di accoglienza, ascolto, consulenza e assistenza a favore dei beneficiari del prestito. Infatti, Microdànisma, insieme ad altri soggetti, è delegata all’istruttoria economica e sociale, cioè alla verifica della serietà del soggetto – se sia realmente motivato ad avviare un’attività – e alla valutazione e fattibilità del progetto. Se il parere delle istruttorie è positivo, si procederà all’erogazione del prestito per finanziare magari un caffé equo e solidale, o una cooperativa che si occupa di riciclo di materiali o di servizi postali a domicilio.

Tutte attività in linea con i principi della finanza etica, che rispettino l’ambiente e la comunità. Quanto alla risposta dei soggetti coinvolti, è piuttosto soddisfacente, e speriamo a breve di poter costituire un fondo con l’aiuto di enti locali ed istituzioni».

 

Vittoria Modafferi

 

 

 

 

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