Laboratorio Politico “Testamento Biologico”

È un tema dal forte impatto emotivo. Difficile da affrontare, perché tocca nell’intimo l’uomo e il suo “mistero”. Il testamento biologico o trattamento di fine vita, è un argomento dal quale non è possibile tirarsi indietro come uomini, ancor prima che come cittadini. Per questo motivo alla scuola di formazione politica “Monsignor Lanza”, sono stati organizzati due laboratori sul tema. Gli incontri sono stati diretti da Magda Galati – docente dell’istituto – che ha presentato alcuni aspetti, stimolando il libero dibattito e lo scambio di opinioni tra i corsisti presenti. La docente ha ribadito la complessità della tematica, dalla grande carica emozionale, che scuote l’animo di ciascuno, ma che paradossalmente può indurre a una certa reticenza nell’affrontarlo.

«È difficile affrontare questi argomenti – ha chiarito la Galati – perché sono legati a condizioni, la malattia e la morte, che ci coinvolgono nel profondo e non ci lasciano tranquilli. Tuttavia, non mi stupisce il fatto che di fronte a queste tematiche così delicate, alcuni non se ne occupino affatto, come a voler esorcizzare il problema. Però credo che non sia corretto vivere anestetizzando certi problemi. Anzi, è doveroso assumersi una certa responsabilità verso temi che toccano la vita e la morte, prenderne coscienza come argomenti che riguardano tutti, e poi cercare di sensibilizzare gli altri, allargando il cerchio e coinvolgendo chi ci sta vicino. Se è vero, dunque, che la politica (il cui compito è regolare con giustizia i rapporti tra cittadini) deve prendere in mano la questione, è altrettanto indispensabile che noi come cittadini ci interessiamo all’argomento, seguendo un percorso di informazione e di approfondimento. È importante soffermarsi a riflettere sul nocciolo della questione, altrimenti si rischia di vivere una emozionalità che non permette di operare un discernimento libero e sereno. E saremmo tutti facilmente influenzati dai media o dall’opinione  degli altri. Invece, è doveroso prendere in carico la nostra vita, non delegare ad altri le decisioni che ci riguardano, ma essere liberi di scegliere in modo responsabile. In fondo, ciò che ci rende speciali e unici è la nostra vita, la nostra storia, ma l’unicità della nostra persona deve essere affinata da un percorso di maturazione e di responsabilità. La stessa scuola di formazione politica è uno strumento che vuole consentire ai cittadini di partecipare alla vita civile e politica. E lo fa offrendo un metodo per esercitare una valutazione critica, per operare un discernimento che non faccia accettare supinamente le cose, ma ci faccia incidere nella realtà in cui viviamo. Tutto questo è possibile se non ci si lascia vincere dalla preoccupazione per il futuro, dall’ansia diffusa, dal pessimismo. Se si comprende che certe fragilità sono comuni a tutti gli uomini, e che alcuni problemi si affrontano e si risolvono meglio stando insieme agli altri – perché dal confronto nasce un arricchimento reciproco – allora si può davvero far rifiorire la speranza dentro di noi e attorno a noi».

Quanto al testamento biologico, la Galati ha poi letto alcune parti del disegno di legge in discussione alle Camere, avente come titolo “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazione anticipata di trattamento”. L’elemento di  novità del testo legislativo – ha commentato la Galati – sta nelle disposizioni che riguardano la possibilità del soggetto di dichiarare anticipatamente come vorrebbe si procedesse, riguardo il trattamento sanitario, se si trovasse in una condizione in cui non è libero di decidere, cioè in uno stato vegetativo permanente o di coma. Infatti, il soggetto privo di capacità decisionale è colui che anche temporaneamente non è in grado di comprendere le informazioni di base circa il trattamento sanitario, e di apprezzare le conseguenze che possono derivare dalle proprie decisioni. La dichiarazione anticipata, sarebbe rimessa nelle mani del medico di base, e potrebbe essere prevista la nomina di un fiduciario a cui affidare l’esecuzione delle disposizioni. Come punto fermo del testo legislativo, emerge che non sono oggetto di DAT (dichiarazione anticipata di trattamento) gli atti eticamente e deontologicamente dovuti, come la nutrizione e l’idratazione. Inoltre, si vieta ogni forma di accanimento terapeutico, evitando di sottoporre il soggetto a trattamenti futili, sproporzionati, rischiosi, o invasivi. Il testo in esame, come era prevedibile, ha suscitato molte reazioni. E tanti interrogativi sono affiorati nel corso del dibattito che si è prodotto all’istituto di formazione. Spunti di riflessione utili al fine di creare quella coscienza critica che permette una partecipazione attenta e consapevole alla vita sociale e politica.

Vittoria Modafferi

 

 

 

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