I laici, la democrazia, la Chiesa

Il confronto è acceso e assume spesso toni polemici. A volte sfiora lo scontro aperto. Il rapporto tra laici e cattolici è complesso e delicato. Tanto più che in una società disomogenea come quella contemporanea, il fattore religioso rischia di essere utilizzato come elemento sciovinistico e xenofobo. Della relazione tra laici, democrazia e Chiesa si è occupato il prof. Antonino Mazza Laboccetta – ricercatore in diritto amministrativo presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – durante una lezione alla scuola di formazione politica “Mons. Lanza”.

Il docente ha ricordato l’attuale contrasto tra il mondo laico e quello cattolico, acceso dalla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ritiene l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche lesiva della libertà religiosa. Altre occasioni di scontro si rilevano quasi quotidianamente nel campo della bioetica e di temi eticamente sensibili. E tuttavia, questo rapporto conflittuale si trascina da secoli e addirittura millenni. Già nel I secolo d.C. appare la distinzione tra laici e chierici o presbiteri, ma è una divisione che si consuma all’interno del mondo cristiano e si accentua man mano che la Chiesa si struttura e si organizza gerarchicamente. Nel V secolo d. C. si afferma la distinzione tra potere spirituale e temporale, ma ciò non impedisce frequenti tentativi di ingerenza della sfera spirituale negli affari dello Stato. Lo stesso imperatore abbisognava dell’investitura papale, poiché ogni potere – si diceva – proviene da Dio e non dagli uomini. Ciononostante, la tradizione occidentale europea – ha ancora affermato Mazza – è piuttosto laica. Se già san Paolo parlava di doppia cittadinanza del cristiano (perché non può esserci sovrapposizione tra società politica e religiosa), nel 1800 Tocqueville affermava che la democrazia non può rigettare la religione, fermo restando che se religione e politica coincidessero si avrebbe la fine della democrazia.

Nell’evolversi del rapporto con lo Stato, la Chiesa si è scontrata aspramente con la modernità, a partire da Cartesio per culminare nel periodo dell’illuminismo. Ma l’apice del contrasto si è raggiunto nel momento in cui la laicità ha preteso di ridurre al silenzio la religione, di distruggere la Chiesa e sostituirsi ad essa. Il pensiero laico si è fatto religione civile, ha eretto i propri templi e santuari. Tra le cause dei totalitarismi del XX secolo, infatti, oltre a motivi economici e sociali, c’è il declino delle religioni e l’aspirazione della laicità di prenderne il posto, divinizzando lo Stato con la sua mistica, le sue liturgie… L’esperienza degli stati marxisti ne è un esempio.

La vera e autentica laicità, invece, consiste nella separazione e nel reciproco riconoscimento della sfera spirituale e di quella temporale. La Costituzione italiana del 1948 recepisce questo assunto,  ribadito successivamente dalla costituzione conciliare Gaudium et spes. Se laicità significa separatezza della società religiosa da quella politica – Stato e Chiesa sono dunque due organi indipendenti e sovrani – questo principio comporta due conseguenze fondamentali. La prima è che lo stato laico non abbraccia nessuna religione ma assicura le condizioni perché ci sia libertà religiosa e la si possa esprimere nello spazio pubblico. La seconda conseguenza riguarda la non ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato. Ciò non toglie che nello spazio della “società aperta” – in cui ognuno può manifestare liberamente la propria opinione, come prevede la prospettiva di Popper – essa possa professare il proprio credo, esercitare il proprio insegnamento e avere il diritto di critica.

Nella “società aperta” il laico è colui che crede nella propria e nell’altrui fallibilità: egli non possiede verità assolute ed escludenti, piuttosto si mette sempre in discussione ed è un uomo tollerante che consente il dialogo. Questo tipo di società è una società democratica, dove la democrazia è intesa come “contenente” di opinioni che si intrecciano e si scontrano; la democrazia, in quest’ottica, è una procedura, un metodo in cui si possono dispiegare e svolgere le idee e le opinioni e in cui si intreccia il gioco degli interessi umani.

Ma come si concilia la Chiesa con tale metodo democratico? Mentre il laico è colui che crede nella propria e altrui fallibilità, e permette il confronto di diverse posizioni, tutte ammissibili, la Chiesa è invece portatrice di una Verità immutabile. È indubbio che nel corso dei secoli la Chiesa cattolica sia diventata istituzione e si sia costituita attorno ad un nucleo di proposizioni dottrinali. Ma è altresì vero che essa è innanzitutto il “Corpo mistico di Cristo”, un Corpo sofferente che si stende nel corso dei secoli e della storia. La Chiesa è verità ma anche carità, che richiede gesti tangibili d’amore. La carità parla infatti all’uomo concreto, che si incontra ogni giorno nella storia. Ed è su questo terreno – dell’etica della carità – che si può costruire un dialogo tra laici e cattolici, una piattaforma pacificante tra credenti e non. Se, infatti, è necessario che la Chiesa si strutturi gerarchicamente per conservare un patrimonio d’amore, l’amore stesso non si comunica all’uomo astratto ma entra nelle relazioni, risiede nell’incontro. Ecco perché è indispensabile che la Chiesa parli di più agli uomini nel concreto della realtà storica, mantenendo un giusto equilibrio tra verità e carità. Ciò non significa scendere a bassi compromessi con i principi o adottare un’etica rinunciataria, ma vuol dire radicare il messaggio d’amore di cui è portatrice dentro la storia degli uomini in carne ed ossa. Se il precetto è calato nel concreto della storia, nelle sofferenze dell’uomo, nelle pieghe della società, allora anche il dialogo con i non cattolici è possibile e fecondo. D’altra parte, il laico non può rifiutare il confronto, altrimenti corre il rischio di diventare un laicista intollerante e integralista. La discussione, invece, può e deve avvenire nella società aperta, entro uno spazio pubblico in cui si possono esprimere tutte le opinioni, anche quelle della Chiesa.

 

Vittoria Modafferi

 

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