L’Europa come casa comune : istituzioni, economia, ideologia

In vista delle imminenti elezioni per il Parlamento Europeo, presso il salone della parrocchia Maria Santissima del Rosario di Villa San Giovanni, il prof. Antonino Spadaro e il dott. Vincenzo Musolino dell’Istituto di formazione politico-sociale Mons. Lanza, hanno proposto un incontro con la cittadinanza per riflettere sulla storia delle istituzioni europee e sugli scenari presenti e futuri dell’Unione.

Secondo Spadaro – che ha ricordato il Trattato di Maastricht e i tre pilastri della U.E. (politica estera e sicurezza comune; mercato comune;

cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale) – diamo ormai per certa la pace in Europa e il benessere e la sicurezza garantiti dall’Unione, ma purtroppo nessuna conquista è definitiva, soprattutto di fronte all’attuale diffuso anti-europeismo.

Per questo vanno smentiti una serie di falsità e luoghi comuni errati, oltre che di critiche infondate.

Innanzitutto non è vero che L’U.E. sia un super-Stato che sopprime le identità nazionali: ciò è vietato dai Trattati istitutivi, che tutelano invece la diversità delle culture e delle lingue dei Paesi.

Già nel suo preambolo, la Carta di Nizza precisa che l’Unione contribuisce allo sviluppo dei valori comuni “nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d’Europa, nonché dell’identità nazionale degli Stati membri e dell’ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale, locale”.

Così pure i vantaggi dell’appartenenza all’Unione Europea devono essere considerati nel lungo periodo: anche se quest’anno il nostro Paese è stato un contributore attivo, nel corso degli anni ha usufruito di numerosi finanziamenti per contribuire al proprio sviluppo e far parte del mercato comune e della moneta unica presenta innegabili vantaggi di apertura e stabilità.

Sono certamente necessari i dovuti sacrifici per rimanere all’interno dell’UE e per l’Italia questo è fondamentale (basti pensare alle conseguenze negative della Brexit per l’Inghilterra, decisa peraltro con uno scarto fra gli elettori inglesi appena del 3%).

Non è vero che l’Unione Europea si occupa solo di pratiche poco rilevanti (la famosa “lunghezza delle zucchine”), perché disciplina anche tematiche decisive, a garanzie di tutti: ambiente, trasporti, libera concorrenza, tutela dei consumatori, sicurezza alimentare, libertà d’informazione, normativa anti-trust.

Non si può neppure parlare di “eurocrazia”, perché i dipendenti della burocrazia europea sono poco più di quarantamila per oltre cinquecento milioni di persone (il cui costo incide solo sul 6% del bilancio U.E.), a fronte per esempio di quasi cinquantamila dipendenti del Comune di Roma (con meno di quattro milioni di abitanti).

Altra falsità è che l’Unione Europea difenda i poteri forti delle multinazionali, poiché invece è proprio e soltanto l’UE che applica alle stesse le dovute sanzioni miliardarie: si pensi a Google o Apple.

Se è pur vero che la normativa che regola l’immigrazione non è adeguata, è anche vero che le poche regole in materia vengono decise da tutti gli Stati membri.
Il breve, secondo il docente, è evidente lo stretto legame tra scarsa informazione e anti-europeismo. In realtà l’Unità dell’Europa è l’avvenimento più importante del XX secolo, è un modello di pace e benessere per tutti i popoli, che costituisce attualmente la prima potenza commerciale e il primo donatore di aiuti umanitari del mondo. Quel che però, a giudizio, del docente, purtroppo non ha funzionato è il sistema generale di welfare europeo: proprio alla spesa sociale andrebbe destinato gran parte del bilancio dell’U.E., che comunque dovrebbe essere accresciuto, piuttosto che prevedere forti investimenti per la difesa.

A sua volta, nel suo intervento il Dott. Musolino ha ricordato che l’Unione Europea è nata inizialmente come unione economica (CECA, CEEA), per impedire antiche rivalità nazionalistiche e guerre.

In particolare, si decise di creare un mercato comune per le risorse del carbone e dell’acciaio nelle zone della Rurh e dell’Alsazia Lorena.

Il secondo obiettivo fu poi abolire la fame in Europa, creando una politica agricola comune.
Un terzo obiettivo, in gran parte da realizzare, è un Unione politica ispirato a solidarietà fra i 28 Paesi.

Invece il sovranismo nazionalista – che schmittianamente ha bisogno sempre di un “nemico”, in questo caso individuato nell’UE – si è schierato contro il multiculturalismo e l’economia europea, veicolando messaggi che denotano cecità politica e rifiuto dell’inclusione.

Il dibattito conclusivo, con numerosi interventi del pubblico presente, ha contribuito a rendere più consapevole il voto del prossimo 26 maggio.
Stefania Giordano

I commenti sono chiusi