Il dialogo con l’altro considerato “estraneo”

Il ciclo di incontri annuale della Cattedra del dialogo sul tema dell’incontro con l’altro si è concluso il 3 maggio 2019 con le riflessioni del prof. Sergio Labate, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università di Macerata.

L’ultima pubblicazione del docente – come ha ricordato il prof. Antonino Spadaro, direttore dell’Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale “A. Lanza”, introducendo la discussione – ha per titolo “La virtù democratica: un rimedio al populismo” e invita a ripensare i valori della democrazia rappresentativa.

Inoltre, le ricerche del relatore hanno riguardato lo studio dei filosofi francesi E. Levinas e G. Marcel; la nozione di speranza e di ragione utopica; le passioni come fonti di legami sociali; il senso del dono nel pensiero contemporaneo; la filosofia del lavoro.

Il prof. Labate ha dapprima analizzato le cause della crisi antropologica, che ha comportato la perdita della realtà del rapporto con l’altro, ha parlato anche di crisi “tecnologica” e politica, e ha infine proposto alcune soluzioni per superarle e per recuperare e riattualizzare l’eredità del pensiero filosofico personalista.

La dottrina del personalismo, basata su una concezione cristiana dell’uomo, afferma il valore primario della persona umana come fine della vita associata, in contrasto sia con l’individualismo astratto che con il collettivismo assolutista.

In tale dottrina – come ha ribadito il relatore – è presente la riflessione filosofica che recupera il fondamento dell’incontro con l’altro.

In un’epoca in cui sembriamo aver umanizzato gli animali proiettando su di essi i sentimenti che non riusciamo più a provare per gli uomini, nel rapporto con gli altri prevalgono forme estreme di “esibizionismo”.

Guardando i comportamenti sui social network è infatti possibile verificare come spesso i principi della società dello spettacolo (cioè di una società che si esibisce) sostituiscano i principi della realtà, e come, soprattutto, siano stati demoliti i sentimenti della “vergogna” e del “pudore” (che comportando un giudizio morale su noi stessi, definiscono anche un certo modo di stare con gli altri).

Inoltre, l’attuale “connettività costante” ci distrae e ci imprigiona nel meccanismo dell’“istantaneo”.

Ma il dialogo con l’altro presuppone il contrario: è pensare e vivere il presente nella sua profondità del tempo e non nella superficialità dell’istante.

Così pure, la crisi dell’etica politica mostra poi la netta separazione tra ragione privata e ragione pubblica e il disincanto che induce spesso a richiudersi nei propri interessi personali.

La politica odierna sembra dominata da un uso distorto delle passioni e non parla della realtà ma della sua percezione. Di conseguenza mostra di aver perso il suo ruolo educativo di direzione dei processi culturali per limitarsi solo alla dimensione della contesa del potere.

Il docente ha poi analizzato l’idea regressiva di sovranismo e lo stravolgimento del principio di identità, nelle due forme dell’ossessione identitaria e disidentitaria.

Se l’estraneo per noi rappresenta una persona “insignificante”, o ignota, o addirittura un nemico, è anche vero che nell’alterità umana vi è una comune radice e per ritessere i rapporti con l’altro è necessario riconoscere questo livello di somiglianza, anche attraverso il recupero del principio di solidarietà (art. 2 Cost. it).

Stefania Giordano

 

 

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