“Sud: restare o andarsene?” – Restare in Calabria: si può

All’interno del programma annuale del corso dell’ISFPS Mons. A. Lanza dal titolo “Sud: restare o andarsene?”, la dott.ssa Amelia Stellino, referente della Commissione Regionale di Economia di Comunione, nell’incontro del 24/11/2017 ha indicato le ragioni per rimanere in Calabria nell’attuale fase di profondo cambiamento del mercato del lavoro.

Non è facile discutere di opportunità lavorative – ha subito precisato la relatrice- in una Regione col più alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia (58,7%) e tra i più elevati d’Europa, e da cui per questo si continua ad emigrare, con la conseguente perdita della parte più vitale e creativa della popolazione, e in cui diminuiscono anche le immatricolazioni in tutte le Università (-35%). Per costruire un percorso “proattivo” è necessario innanzitutto comprendere la fase di cambiamento globale del mondo del lavoro, dovuta alla transizione dal periodo industriale a quello post-industriale. In quest’ultimo prevalgono l’automazione, la robotica, l’informatica e ciò comporta anche profonde modifiche alle relazioni sociali, poiché la virtualità tende a prevalere sulla tangibilità, la velocità sulla lentezza, l’economia sulla politica.

Sono tuttavia riemersi dei valori che nella società industriale erano finiti in secondo piano, tra cui: la creatività, la soggettività, l’etica, la destrutturazione del tempo e dello spazio, l’importanza della qualità della vita, la flessibilità, la decrescita dei bisogni indotti, la crescita dei beni immateriali.

Per questo, come è stato ricordato lo scorso ottobre durante le Settimane Sociali a Cagliari, il lavoro sarà sempre più libero, creativo, partecipativo e solidale.

Poiché il progresso tecnologico tende a sostituire l’impiego di manodopera necessaria nelle varie attività, molti studiosi sostengono inoltre la necessità di ridurre l’orario lavorativo per assorbire più personale disoccupato.

In Calabria, le condizioni del sistema economico sono determinate da alcuni dati essenziali: basso livello di produttività per la modesta dimensione delle imprese; basso mercato del credito; esigua capacità di esportazione e scarsa dinamicità in tema di innovazione. Ma proprio la crisi delle grandi industrie porterà alla valorizzazione delle micro imprese locali come quelle calabresi, ben radicate sui territori, che dovranno collegarsi in reti partecipative per poter competere. I settori sui quali puntare, insistendo su qualità e innovazione, saranno quelli per noi più tradizionali: turismo, cultura, agroalimentare biologico, ambiente, ecosostenibilità, servizi alle persone. Si prevede un aumento delle quote lavorative in agricoltura e nel settore dell’accoglienza e dell’inserimento sociale dei migranti. L’innovazione, in qualunque settore, presuppone una particolare attenzione alle politiche universitarie regionali e alla formazione continua.

La relatrice ha infine ricordato la definizione di lavoro come bene comune e come valore relazionale presente nell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Stefania Giordano

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