Padre Sergio Sala, Superiore dei Gesuiti, il 30 ottobre ha introdotto e moderato il primo incontro formativo dell’Istituto Mons. A. Lanza che – nel piano programmatico annuale – rientra nella sezione Tracce di Speranza.
Padre Sala ha precisato che «questa sezione ha lo scopo di far conoscere quelle che chiamiamo buone pratiche in ambito sociale, politico e culturale.
L’intento è di essere di aiuto a tutti coloro che si chiedono se e come il pensiero cristiano e la dottrina sociale della Chiesa possono ancora realisticamente offrire risposte di speranza in un mondo dove anche fare il bene diventa sempre più complicato».
Il tema di fondo, che sarà oggetto anche di ulteriori approfondimenti e iniziative, è stato quello della “medicina di prossimità” e sono intervenuti l’avvocato Francesco Caroleo, da Roma, e il dottor Domenico Boretti, da Palmi, che sono rispettivamente il coordinatore e il responsabile sanitario del ce.sa.mi., il centro salute migranti che ha iniziato a operare nella tendopoli della Piana di Gioia Tauro dove vivevano in condizioni precarie i lavoratori agricoli stagionali provenienti in gran parte dai Paesi dell’Africa subsahariana.
Prima della conversazione e del successivo dibattito è stato presentato il cortometraggio “Noi della tendopoli”, diretto dal regista Massimo Borgese e sceneggiato da Annalisa Cicerchia: si tratta dell’ultimo documentario girato all’interno della tendopoli di San Ferdinando prima della sua definitiva chiusura avvenuta il 31 luglio 2026.
In pochi minuti – nel tentativo di dare un volto a persone considerate invisibili – vengono proiettate le immagini di vita quotidiana dei migranti lavoratori stagionali che lì vivevano, in una situazione di isolamento sociale e di privazione dei servizi essenziali.
Costituita nove anni prima come struttura d’emergenza temporanea, dopo lo smantellamento di una baraccopoli, la tendopoli di San Ferdinando ha ospitato tra i 200 e i 600 migranti impiegati come braccianti nei campi del territorio.
Queste persone sono state per tanto tempo ignorate e considerate una manodopera lavorativa sacrificabile, solo perché stranieri, poveri, privi di tutele sociali, e hanno svolto lavori di fatica sottopagati, per fare arrivare i beni alimentari sulle nostre tavole.
Uno di loro, Soumalia Sacko, è stato ucciso nel 2018 a San Calogero mentre tentava di recuperare delle lamiere da una discarica abbandonata per rinforzare le tende esposte alle intemperie.
Un monumento in sua memoria intitolato “l’altra faccia” è stato realizzato sul lungomare di San Ferdinando.
Il ce.sa.mi ha iniziato a operare in un container come presidio medico di prossimità per i migranti stagionali.
L’avvocato Caroleo ha evidenziato che la tutela della salute nell’interesse della collettività non è un mero atto di benevolenza ma è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, che prevede che vengano garantite cure gratuite agli indigenti.
Ha citato anche la legge n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale e contenente il riferimento ai Livelli Essenziali di Assistenza e poi il principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118 Costituzione).
Il dott. Boretti, come medico volontario, ha visitato nell’ambulatorio del ce.sa.mi. centinaia di migranti, con il supporto di un mediatore culturale e di una operatrice sociosanitaria che coordina il suo lavoro con le strutture sanitarie.
Adesso le visite proseguono in contrada Serricella a Rosarno dove sono stati trasferiti una parte dei lavoratori: servirebbe tuttavia reperire altri medici volontari per poter implementare i servizi sanitari.