Vie non violente per superare le attuali dinamiche del sistema economico globale nell’Enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI

L’intesa della notte di Capodanno sul Fiscal Cliff (baratro fiscale), che aumenta le tasse del 2% agli americani più ricchi, segna la fine del dogma liberistico che la ricetta del benessere fosse “meno stato, meno tasse, meno regole”: il disastro consumato con la crisi del 2008 giunge al suo epilogo naturale del cambio del paradigma usuale attraverso la tassazione delle aree di opulenza e di privilegio, e di un ritorno alle politiche keinesiane che salvino il capitalismo dall’autodistruzione, dal clima tossico dell’impoverimento della maggioranza, con la conseguenza della sfiducia nelle istituzioni e del rancore verso i privilegiati.
Così sintetizza tale novità Federico Rampini, corrispondente economico di “La Repubblica” dagli Sati uniti. È la prova dell’esigenza comune a tutti gli stati di trovare vie d’uscita, democraticamente condivise, per superare le attuali dinamiche del sistema economico globale e prevenire soluzioni violente.

1) L’ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” DI BENEDETTO XVI

Già il 29 giugno 2009, quando la crisi partita dagli Stati Uniti era diventata mondiale, Benedetto XVI propose delle vie d’uscita non violente dalla dittatura di un mercato globale basato esclusivamente sul principio dell’equivalenza del valore dei beni scambiati. Tale principio non riesce a realizzare quella coesione sociale che necessita per funzionare al meglio: “senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può espletare pienamente la propria funzione economica” (C. V. 35). “Ha altresì bisogno di leggi giuste e di forme di distribuzione guidate dalla politica, e inoltre, di opere che rechino impresso lo spirito del dono” (C. V. 38). Giovanni Paolo II, nella “Centesimus Annus” (n. 35), aveva indicato la necessità di costruire “un sistema a tre soggetti: il mercato, lo stato e la società civile”.

a) Possibilità offerte dai processi di globalizzazione
– Necessità di cambiamenti nel modo di concepire l’impresa: cresce la consapevolezza della responsabilità sociale dell’impresa, cioè che non deve curare solo gli interessi della proprietà, ma anche quelli dei lavoratori, dei fornitori, dei clienti e delle comunità dove sono inserite, specie nei casi di delocalizzazione.
– Possibilità di una grande ridistribuzione della ricchezza livello planetario: “La diffusione delle sfere di benessere a livello mondiale non va frenata con progetti egoistici, protezionistici o dettati da interessi particolari” (n. 42)

b) L’economia globale ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento
Un’etica economica deve poggiare su due pilastri: “l’inviolabile dignità della persona umana; il trascendente valore delle norme morali naturali”. L’economia ha bisogno di un’etica amica della persona
– Rapporti tra impresa ed etica: alla tradizionale distinzione tra “imprese finalizzate al profitto” (profit)e “imprese non finalizzate al profitto” (non-profit) ora che stanno sempre più sorgendo delle imprese che fanno profitto ma usano una parte per finanziare interventi per lo sviluppo sia con macroprogetti sia con microprogetti. Così vengono superati i meccanismi burocratici di cui soffre la “Cooperazione internazionale”, che finisce a mantenere solo le spese di organizzazione.
– Rapporti tra impresa e ambiente naturale: Se consideriamo la natura come frutto del caso e non frutto del meraviglioso intervento di Dio, si finisce a considerare la natura o come un tabù intoccabile, o come “un mucchio di rifiuti sparsi a caso” (Eraclito di Efeso), di cui abusarne. E’ contrario al vero sviluppo considerare la natura più importante della stessa persona umana: dalla sola natura, considerata in senso puramente naturalistico, non può derivare la salvezza dell’uomo. Peraltro bisogna pure rifiutare la posizione contraria, che mira alla sua completa tecnizzazione, perché l’ambiente naturale non è soltanto materia di cui disporre a nostro piacimento, ma opera mirabile del Creatore” (n. 48).

c) Necessità di adottare “nuovi stili di vita”
“La Chiesa deve proteggere non solo la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso: se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale” (n. 51).
– Disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili: “L’accaparramento delle risorse non rinnovabili, da parte di alcuni stati, gruppi di potere e imprese, costituisce un grave impedimento per lo sviluppo dei paesi poveri. La comunità internazionale ha il compito di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro” (49).
– Governo responsabile sulla natura per custodirla e coltivarla: l’uomo deve coltivare la natura, anche con tecnologie avanzate, per poter nutrire la popolazione che la abita: “Dobbiamo però avvertire come dovere gravissimo quello di consegnare la terra alle future generazioni in uno stato tale che esse possano degnamente abitarle e ulteriormente coltivarla” (n. 50).
– Superamento dell’inclinazione all’edonismo e al consumismo: la comunione solidale e l’amicizia tra gli uomini debbono essere considerati elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti: “ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali, così come il degrado ambientale, a sua volta, provoca insoddisfazione nelle relazioni sociali” (n. 51).
– Vocazione dell’uomo allo sviluppo: non può fondarsi su una deliberazione umana, ma si fonda sul rapporto costitutivo con Colui che è Verità e Amore “che ci precede e costituisce per tutti noi un dovere che deve essere liberamente accolto” (n. 52).

d) Integrazione della famiglia umana nel segno della solidarietà e non della marginalizzazione
Il vero sviluppo consiste nell’inclusione di tutti i popoli nell’unica comunità della famiglia umana: tale inclusione “si costruisce nella solidarietà sulla base dei fondamentali valori della giustizia e della pace” (n. 54). Tutto ciò presuppone delle condizioni.
– Una visione antropologica centrata sulla relazionalità: l’uomo non si realizza isolandosi, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. Ciò vale anche per i popoli. L’unità della famiglia umana non annulla le persone, i popoli e le culture, perché la vera apertura non vuol dire dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. Tuttavia “il mondo di oggi è attraversato da alcune culture individualistiche anche a sfondo religioso, “che non impegnano l’uomo alla comunione, ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a gratificarne le attese psicologiche” (n. 55).
– Uno “statuto di cittadinanza” della religione nell’ambito pubblico: “Nel laicismo e fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo e di una proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa. la ragione politica non deve credersi onnipotente. La fede religiosa ha sempre bisogno di essere regolata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano” (n. 56).
– Il governo della globalizzazione dev’essere di tipo sussidiario: La globalizzazione ha bisogna di una autorità. Tale autorità dovrà essere organizzata in modo sussidiario e poliarchico, sia per non ledere la libertà, sia per risultare concretamente efficace”. Infatti “la sussidiarietà è un aiuto alla alla persona, attraverso l’autonomia dei corpi intermedi, quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare da sé e implica sempre finalità emancipatrici”. Così “la sussidiarietà è l’antidoto più efficace contro ogni forma di assistenzialismo” (n. 57).
– La sussidiarietà va mantenuta strettamente connessa con la solidarietà: la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il bisognoso: “i programmi di aiuto devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi integrati e partecipati dal basso” (n. 58).

– La cooperazione allo sviluppo deve diventare occasione d’incontro culturale e umano: lo sviluppo tecnologico non significa sempre superiorità culturale. “In tutte le culture ci sono singolari e molteplici convergenze etiche, espressione della medesima natura umana, che la sapienza etica dell’umanità chiama legge naturale”. L’adesione a quella legge scritta nei cuori è il presupposto di ogni costruttiva collaborazione sociale. Le forme di cooperazione dall’accesso all’educazione, al turismo internazionale, alle migrazioni (nn. 59-62).
– I problemi comuni da affrontare : la dignità del lavoro e le esigenze delle organizzazioni dei lavoratori; l’accumulazione finanziaria (microfinanza) e distribuzione finanziaria (microcredito); l’educazione dei consumatori alla sobrietà, attraverso le associazioni dei consumatori (nn. 63-66).

e) Esigenza di una vera “Autorità politica mondiale che governi l’economia mondiale
Per il governo dell’economia mondiale urge la presenza di un’autorità politica mondiale per realizzare “un ordinamento politico, giuridico ed economico, che incrementi e orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli”. Tale esigenza era stata tratteggiata da Giovanni XXIII nella Pacem in terris. Tale autorità dovrà essere riconosciuta da tutti; godere di potere effettivo per garantire a tutti sicurezza, giustizia e rispetto dei diritti; capacità di far osservare dalle parti le proprie decisioni. Altrimenti rischierebbe di essere condizionata dagli equilibri dei poteri forti (n. 67).

f) Globalizzazione e sviluppo tecnologico
Il processo di globalizzazione potrebbe indurre a creare “un unico orizzonte culturale di tipo tecnocratico”, una mentalità che fa coincidere il vero col fattibile: la tecnica attrae fortemente l’uomo perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l’orizzonte, per questo è urgente la formazione della libertà alla responsabilità etica nell’uso della tecnica. Di fatto le scelte di tipo tecnico finora hanno funzionato solo relativamente: per un retto sviluppo sono necessarie sia la competenza professionale sia la coerenza morale (nn. 70-71).
L’accresciuta pervasività dei mezzi di comunicazione sociale non può essere considerata neutrale, perché spesso risultano a servizio dei poteri forti. Perché essi moltiplichino la possibilità di circolazione delle idee debbono fondarsi sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli. Lo sviluppo tecnologico applicato al campo della bioetica umana non può godere di un assolutismo autonomo dalla responsabilità morale dell’uomo: la razionalità del fare tecnico, senza la fede che dà il senso e il valore, “è destinato a perdersi nell’illusione della propria onnipotenza; la fede senza la ragione rischia l’estraniamento dalla vita concreta delle persone” (nn. 73-74).
L’affermazione delle biotecnologie capaci di manipolare la vita umana trasforma la questione sociale in questione antropologica: dietro questo scenario si nascondono posizioni culturali destinate ad alimentare una visione materialistica dell’uomo. Tale visione è riscontrabile nel tentativo di ridurre l’interiorità dell’uomo ai suoi aspetti neurologici, senza curare la crescita spirituale: “l’alienazione sociale e psicologica e le tanti nevrosi che caratterizzano la società opulenta, rimandano anche a cause di ordine spirituale” (nn.75-77).

2 – DOCUMENTO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

Nel 2011 tale Consiglio Pontificio cercò di precisare “una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale, nella prospettiva di un’autorità unica, a competenza universale”.
Sintetizza la posizione della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, che andò maturando dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII, alla Populorum prograssio di Paolo VI, alla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II e alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI.

a) La prospettata “Autorità Sopranazionale
Deve realizzarsi procedendo con realismo e gradualità, cominciando dalla messa in atto di sistemi monetari e finanziari efficienti e da mercati liberi e stabili, ambedue disciplinati da un adeguato quadro giuridico. Essa dovrebbe sorgere da un processo libero di maturazione delle coscienze, mediante l’utilizzazione del dialogo sincero che valorizza anche le opinioni minoritarie.
L’esercizio di tale autorità deve essere necessariamente super partes in vista della realizzazione del bene comune. Essa deve essere espressione della “comunità delle Nazioni” e mettersi al servizio dei vari paesi secondo il principio di sussidiarietà, creando le condizioni socio-economiche, politiche e giuridiche che permettano a tutti gli attori condizioni aperte e concorrenziali.

b) Le difficoltà
Nascono dal graduale venir meno dell’efficienza delle istituzioni di garanzia come il Fondo Monetario
Internazionale, che non è riuscito a vigilare sull’ammontare del rischio del credito assunto dal sistema: “le attività finanziarie a livello globale sono cresciute molto più rapidamente della produzione di beni e di servizi”. Inoltre è venuto a mancare “un corpus di regole condivise, necessarie alla gestione del mercato finanziario globale” (n. 4).

c) Dar vita a forme di controllo monetario globale
– Significa “mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e di supervisione: un organismo che svolga la funzione di una sorta di Banca centrale mondiale che regoli il flusso e il sistema dei scambi monetari alla stregua delle Banche centrali nazionali” (n. 4). Tutto questo si dovrebbe realizzare gradualmente partendo dalle istituzioni regionali esistenti, quali la Banca Centrale Europea.
– Occorre “recuperare il primato dello spirituale e dell’etica”: “E, con essi, il primato della politica – responsabile del bene comune – sull’economia e la finanza”.

d) Sulla base di tali priorità si possono studiare soluzioni fattibili:
– Misure di tassazione delle transazioni finanziarie mediante aliquote eque: specialmente quelle che si attuano sul mercato secondario. Tale tassazione potrebbe “contribuire alla costituzione di una riserva mondiale per sostenere le economie dei paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario.
– Forme di ricapitalizzazione delle banche anche con fondi pubblici: “condizionando il sostegno a comportamenti virtuosi e finalizzati a sviluppare l’economia reale”.
– Definizione degli ambiti del Credito Ordinario e degli Investing Banking: “Tale distinzione consentirebbe una disciplina più efficace dei mercati-ombra, privi di controlli e di limiti” (n.4).

e) Sul piano culturale e morale
Siamo invitati a costruire un futuro di senso per le generazioni future:
– Non temere di proporre cose nuove e destabilizzanti gli equilibri di forze esistenti: “sono indispensabili persone e operatori a tutti i livelli – sociale, politico, economico, professionale – mossi dal coraggio di servire e promuovere il bene comune mediante la vita buona” (n.5).
– Servirsi della forza rivoluzionaria dell’ “immaginazione prospettica” (Paolo Vi): “mediante un impegno di immaginazione comunitaria è possibile trasformare non solo le istituzioni ma anche gli stili di vita e suscitare un avvenire migliore per tutti i popoli” (n. 5).

f) Sul piano statuale
Nonostante sia cresciuta la interdipendenza tra gli stati moderni, “non è venuta meno una forma deteriore di nazionalismo, secondo cui lo stato ritiene di poter conseguire in maniera autarchica il bene dei suoi cittadini.
Oggi tutto ciò appare anacronistico: la globalizzazione sta sollecitando i popoli a muoversi verso un nuovo stato di diritto a livello sopranazionale, attraverso il trasferimento graduale di attribuzioni nazionali alle Autorità regionali e ad una Autorità mondiale. Tale contesto per il cristiano è una opportunità eccezionale, in cui “si aprono immensi cantieri di lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e di ogni persona”. Il racconto biblico della Torre di Babele (Gn. 11, 1-9) mostra come la diversità dei popoli possa trasformarsi in veicolo di egoismo e strumento di divisione. Però nello Spirito della Pentecoste (At. 1, 1-12) il disegno di Dio per la diversità dei popoli è di realizzare l’unità nella diversità.

3 – ULTIMI INTERVENTI SUI PROB LEMI DELLA GLOBALIZZAZIONE

a) Forum del Progetto Culturale su “Processi di mondializzazione: una opportunità per i cattolici
Il Forum si tenne a Roma dal 30/11 al 1/12 2012.
– La domanda di fondo “verte sul rapporto della scienza e soprattutto della tecnica con l’uomo”:
“Forse è troppo semplice dire che la tecnica si occupa di mezzi e non di fini. Ha infatti un suo fine intrinseco: il potere legato al sapere (scientifico), da Bacone in poi. Il potere, come il sapere, è una finalità umana primordiale. L’uomo vuole potere e vuole sapere… La tecnica è legata alla libertà dell’uomo. C’è una reciprocità, un legame intrinseco” (C. Ruini, Sì global?in Avvenire del 2/12/2012).
– Tendenze originarie nell’uomo: La tendenza alla comunicazione e la tendenza dell’affermazione della propria identità sono due tendenze originarie nell’uomo. “La dialettica tra comunicazione e identità sembra essere parte costitutiva dei processi di mondializzazione, così come storicamente si pongono”. Nella sua rivendicazione di verità il cristianesimo oggi “deve condurre una lotta su un doppio fronte: da una parte con il laicismo occidentale, che nega la pretesa di verità, e dall’altra con il tradizionalismo cattolico (o anche l’Islam radicale e altre simili posizioni), che afferma la verità negando la libertà” (ivi). Alla base del l’universalismo cristiano sta il riconoscimento che la verità salvifica va proposta solo nella libertà: “Perciò i processi di mondializzazione costituiscono davvero per il cristianesimo una grande opportunità di affermarsi storicamente come il loro interprete” (ivi).

b) Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede del 7 gennaio 2013
– E’ l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza: “Nell’ottica cristiana esiste una intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini sulla terra, così che la pace non nasce da un mero sforzo umano, bensì partecipa dell’amore stesso di Dio” (Avvenire, 8/1/013)
– Anche l’ignoranza del suo volto la genera: Essa “è la causa di un pernicioso fanatismo di matrice religiosa, che anche nel 2012 ha mietuto vittime… Si tratta di una falsificazione della religione stessa, la quale, invece, mira a riconciliare l’Uomo con Dio, a illuminare e purificare le coscienze e a rendere chiaro che ogni uomo è immagine del Creatore” (ivi).
– La costruzione della pace passa per la tutela dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali: “Ce lo insegna, tra l’altro, l’odierna crisi economica e finanziaria. Essa si è sviluppata perché troppo spesso si è assolutizzato il profitto, a scapito del lavoro, e ci si è avventurati senza freni sulle strade dell’economia finanziaria, piuttosto che di quella reale. Occorre dunque recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato… Se preoccupa l’indice differenziale tra i tassi finanziari, dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze tra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri. Si tratta insomma di non rassegnasi allo spread del benessere sociale, mentre si combatte quello della finanza” (ivi).

Can. Domenico Marturano

I commenti sono chiusi