Contro la “cultura dello scarto”. Teoria e prassi della lotta all’emarginazione sociale

remondini

 

In occasione del III incontro annuale della “Cattedra del dialogo”, il superiore dei gesuiti, V. Toscano, ha presentato Padre Alberto Remondini, presidente del Jesuit Social Network che ora lavora a Trento, il quale ha invitato a riflettere sul tema degli «scarti», anche umani, prodotti dalla società dei consumi e sulle emarginazioni sociali.

Remondini ha prima sottolineato l’importanza di separare e riutilizzare i rifiuti, ciò che porta ad un miglioramento del benessere economico e ad un cambiamento culturale: abituandoci ad evitare l’”usa e getta” sconsiderato, modificheremo infatti anche il nostro modo di pensare e di rapportarci col prossimo.

Poi – ricordando l’Abbè Pierre (fondatore della comunità di Emmaus che aiutava i clochards delle periferie parigine) e la Fondazione S. Marcellino (che a Genova fornisce accoglienza a persone senza fissa dimora) – ha giustamente messo in luce l’esistenza, nella nostra società, anche di un’umanità “scartata”: emarginazione di interi gruppi, popoli, etnie. Tutti scarti che pensano, hanno una loro cultura, una dignità, dei diritti. Non a caso, Papa Francesco, nel suo discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti, tra le quattro priorità per rendere il mondo più umano, ha inserito l’aiuto ai profughi (oltre all’impegno per favorire la politica del bene comune, l’abolizione della pena di morte e della vendita di armi).

In questa prospettiva, va sostituito il sistema illegale di passaggio dei profughi dalla Siria in Europa, prevedendo rotte legali concordate fra gli Stati. Il Gesuita ha portato diversi esempi positivi di accoglienza dei rifugiati in particolare in Trentino, ma non ha negato l’esistenza anche delle intenzioni austriache di recintare col filo spinato il valico del Brennero. Come insegnò S. Ignazio, la «prossimità alla sofferenza» ci aiuta a capire noi stessi e mette in moto il cambiamento, costringendoci ad “agire” attivamente per riaffermare la dignità di chi è stato escluso.

Infine, Padre Remondini ha letto il comunicato di cordoglio del Centro Astalli per le vittime degli attentati di Bruxelles del 22 marzo, in cui viene ribadito che «non si è mai al sicuro in una società in cui giustizia e dignità non sono universalmente garantiti». I governanti sono chiamati a «costruire ponti perché è ampiamente dimostrato che i muri non servono. La pace si costruisce insieme. Altra via non è data».

Stefania Giordano

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