Valore teologico e portata sociale dell’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco

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L’8 marzo 2016, presso l’aula D. Farias dell’ISSR-RC, l’Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale Mons. A. Lanza ha organizzato un convegno ecclesiale – moderato dal direttore dell’Istituto, Antonino Spadaro – sul Valore teologico e portata sociale dell’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco.

Valentina Romolo, del movimento Comunione e Liberazione fondato da Don Giussani, ha posto l’attenzione sulla domanda di fondo che propone l’Enciclica: che tipo di mondo vogliamo consegnare a chi verrà dopo di noi? I giovani di CL sono soliti organizzare passeggiate silenziose in montagna, proprio per riscoprire l’armonia del Creato attraverso la contemplazione del paesaggio.

Per la CVX ha preso la parola Giuseppe Licordari, che ha ricordato – proprio nel giorno della festa della donna – le quattro suore di S. Teresa di Calcutta uccise nello Yemen, mentre svolgevano la loro opera a servizio dei più poveri. Commentando i punti 43-45 dell’Enciclica (deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale) si è sottolineata soprattutto la necessità di vivere nella propria città responsabilmente.

Per Enzo Bagnato, già funzionario del Corpo Forestale e rappresentante del Movimento dei Focolari, l’Enciclica affronta l’attuale crisi globale che non è solo economica, ma etico-spirituale: l’uomo si è autoproclamato padrone assoluto della natura, perseguendo solo la logica del profitto. Va impostato un nuovo modello antropologico basato sulla custodia responsabile della Terra (v. spec. n. 146).

Giovanni Labrini, della FUCI, ha invitato a riflettere sulla crisi ambientale, di cui troppo spesso non si avverte l’eccezionale gravità: per questo non si può sperare nella sola sensibilità dei singoli per risolverla, ma devono intervenire decisamente gli Stati, attraverso una seria e radicale politica ecologica.

Mario Laganà, citando l’originario art. 6 del decalogo di Baden-Powell, ha ricordato vari documenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che fanno riferimento all’ecologia umana e sottolineato che il MASCI sin dal 2000 sostiene una campagna a favore dell’acqua potabile, in particolare in Africa. Papa Francesco invita ora ad una conversione integrale della persona per affrontare la crisi ecologica.

Per il MEIC, Stefano De Luca si è soffermato sul sottotitolo dell’Enciclica (cura della casa comune). La Terra viene vista come «un’eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti». I giovani esigono da noi un cambiamento e per questo serve, oltre ad una nuova solidarietà universale, anche una seria politica per la riduzione delle emissioni di CO2 e per la tutela dell’acqua come bene pubblico.

In conclusione Alda Modafferi, segretaria della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, ha auspicato un più generale cambio di mentalità – una vera e propria conversione – limitando lo stile di vita dell’«usa e getta», per tornare a contemplare il creato (le stelle, i tramonti) e lavorare per il recupero della nostra bella ma deturpata città.

Non sono mancati intervenuti dal pubblico: Nino Piazza ha auspicato una maggiore pubblicità ed informazione per simili, positive iniziative. Aldo Velonà ha ricordato che, di fronte all’attuale modello di sviluppo insostenibile, bisogna cominciare a pensare a una certa “decrescita” (n. 193). Carmela Palumbo segnala che molti contenuti dell’Enciclica sono tipici della vita di provincia, in un passato non troppo lontano: cultura del risparmio, ricicli, riduzione degli sprechi. Costantino Tripodi ritiene che l’Enciclica indichi la giusta strada da seguire a tutti gli uomini di buona volontà, in particolare agli scienziati e ai governanti.

Stefania Giordano

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