I luoghi d’incontro di cui abbiamo bisogno

Stefania Giordano

Il padre gesuita Giuseppe Riggio, direttore della rivista Aggiornamenti sociali, è tornato a dialogare con i corsisti dell’Istituto di formazione diocesano Mons. Lanza il 27 marzo 2026. Padre Riggio, che opera a Milano e che – come ha ricordato la direttrice dell’Istituto Magda Galati – si occupa principalmente di formazione giovanile e nuove forme di partecipazione giovanile, ha scelto di proporre una riflessione sugli spazi pubblici, intesi come luoghi di incontro in cui le persone cominciano a sentirsi parte di una comunità e cittadini attivi e partecipi al contesto sociale e politico.

L’organizzazione degli spazi pubblici può infatti determinare – ha ribadito Padre Riggio – la nostra educazione alla vita comunitaria.

Negli ultimi decenni la progettazione urbanistica sembra essersi allontanata dall’attenzione alla dimensione territoriale, per privilegiare spazi anonimi e standardizzati orientati al consumismo (i cosiddetti “non-luoghi”), mentre, al contrario, è bene impegnarsi per riappropriarci di luoghi di incontro, scambio di idee, educazione al senso civico e al rispetto per l’ambiente.

Sia la tendenza a privatizzare gli spazi (spesso per favorire i flussi turistici) che una visione troppo “securitaria” dei luoghi pubblici, di fatto tendono a sfavorire la libera circolazione e fruizione degli stessi da parte degli abitanti.

Se pensiamo alle piazze, da sempre luoghi pubblici per eccellenza, nella storia italiana resta esemplare Piazza del Campo a Siena, punto di ritrovo per gli eventi più importanti della città, che si affaccia al palazzo Comunale, e che viene vista come una vera e propria rappresentazione simbolica di un dialogo costante tra la cittadinanza e il governo.

Non è mancato un confronto tra piazze “reali” e piazze “virtuali”, tipiche delle reti telematiche: senza nulla togliere ai vantaggi e alle opportunità offerte dai sistemi digitali, va osservato che i social network tendenzialmente favoriscono la polarizzazione, le prese di posizione estreme e i toni accesi.

Inoltre le piattaforme dei social media sono gestiti dall’imprenditoria privata, il cui fine sono i ricavi economici, e funzionano tramite algoritmi a noi sconosciuti, che facilitano o premiano solo determinati contenuti.

Tra i luoghi pubblichi che andrebbero recuperati e valorizzati ci sono anche le biblioteche, fondamentali presidi di cultura che – in presenza di un’amministrazione capace di una visione lungimirante – possono svolgere la funzione di centri del sapere, possono anche ospitare le realtà associative del territorio e contribuendo ad arginare il problema del cosiddetto analfabetismo di ritorno.

Padre Riggio ha fornito infine alcuni esempi pratici di possibilità di impegno per diventare “costruttori di luoghi”, rimediando all’incuria e all’abbandono.

Attori del cambiamento sono stati ad esempio quei giovani che hanno scelto di restare per impegnarsi secondo le proprie competenze in territori che sono considerati più svantaggiati perché offrono minori opportunità lavorative o sono rientrati con il loro bagaglio esperienziale dopo esserne partiti.

Ci sono anche alcuni strumenti che consentono una pianificazione partecipata per la cura dei territori, già previsti dalle normative, come il Piano Clima, che va predisposto dalle amministrazioni con il contributo dei cittadini al fine di gestire la crisi climatica.