Il Dialogo fra Cristiani e Musulmani

Nell’ambito degli incontri di dialogo inter-culturale organizzati dalla Pastorale Universitaria, dal MEIC e dall’Istituto Mons. Lanza, il prof. Paolo Luigi Branca, islamista e docente all’Università Cattolica di Milano, ha relazionato sulla possibilità di dialogo tra cristiani e musulmani.

In particolare ha esaminato il documento firmato ad Abu Dabhi nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imamdi Al-Azhar ha per titolo “La fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.

In esso si legge che il credente è chiamato ad esprimere la fratellanza umana “salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere” e si dichiara “di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta;

la conoscenza reciproca come metodo e criterio”, cessando di strumentalizzare le religioni per giustificare qualsiasi estremismo.

Il docente ha ricordato che però non è così semplice instaurare un dialogo né un rapporto di fratellanza: come dimostra la storia, nel corso dei secoli i conflitti religiosi – fondati sulla presunzione che ciascun credo sia l’unico detentore della verità – lo hanno impedito.

Eppure oggi questa è una sfida imposta dall’attualità, dalla globalizzazione e dalla diffusa mobilità: a Milano, ad esempio, ci sono circa centomila musulmani, una presenza religiosa diversa dalla cattolica che numericamente non si era mai avuta in Italia.

Inoltre spesso le parrocchie e gli oratori sono frequentate anche da credenti musulmani, che si riconoscono nei valori tipici del cristianesimo e svolgono anche incarichi organizzativi in istituti cattolici.

Naturalmente esistono anche gruppi fondamentalisti che non vogliono avere alcun rapporto con i cristiani, ma la maggioranza dei musulmani vive perfettamente integrata nel nostro Paese, dove sono garantiti tra l’altro molti diritti umani che spesso nei loro Paesi d’origine sono ancora negati.

Più che di precetti religiosi sarebbe opportuno discutere e trovare punti d’incontro sui principi essenziali che tutelano la dignità della persona.

Oriente e Occidente sono collegati non solo geograficamente, ma anche culturalmente: è singolare, ad esempio, che gli alfabeti greco, latino, ebraico ed arabo ripetano lo stesso “ordine” dei suoni (a, b, c, d…).

Le differenze di sensibilità tra i due “mondi” non devono essere motivo di scontro, ma di compenetrazione e reciproco scambio, poiché non dobbiamo avere una visione fondamentalista delle nostre fedi.

Il docente si è poi soffermato sulla presenza di aggettivi che richiamano la femminilità (anche nel mondo islamico) e nei riferimenti delle Sacre Scritture, in particolare sul principio della Misericordia di Dio che rende tutti gli uomini uguali e sull’Amore di Dio simile all’Amore di una madre per i propri figli.

Inoltre è stato ricordato che Dio ci educa ad accettare l’altro e a gestire il conflitto con l’altro.

Infine, come riportato anche nel Corano, Dio è più grande di quanto si possa descrivere, dunque anche di quello che si crede di dover fare nel Suo Nome e dell’idea stessa che ci si è fatta del servirLo.

Stefania Giordano

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