Tavola rotonda (fra gruppi gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali) su “La situazione politica nazionale e locale” – L’intervento del Movimento dei Focolari

Il Movimento dei Focolari, da sempre, ha aspirato ad incarnare, secondo l’ispirazione della sua fondatrice Chiara Lubich, l’ideale evangelico dell’ut omnes, cioè dell’unità e della fraternità universale.

Proprio in questi giorni, ed esattamente il 22 Gennaio ultimo scorso, nella ricorrenza del centenario della nascita di Chiara, in tutto il Movimento, per ricordarla, si stanno celebrando eventi in diverse città d’Italia; soprattutto uno tenutosi a Trento, sua città natale, ha avuto eco in questi giorni, in quanto, ha riguardato il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, per il ruolo istituzionale che ricopre, ha dato nuovo slancio alla passione politica e all’ideale che ad essa è sotteso all’interno del Movimento dei focolari.

A livello politico, la pratica del dialogo e l’inclusività di ogni differenza, rappresentano il nostro sforzo ed impegno, per trovare insieme, sintesi condivise su grandi questioni nazionali e per costruire la massima unità possibile.

In ambito nazionale, si lavora per la stabilità di governo, favorendo in Parlamento incontri con gruppi, appartenenti a diversi partiti, di deputati e senatori, si lavora per le riforme strutturali, per lo sviluppo sostenibile, per favorire l’Unione Europea.

Per risvegliare l’impegno civico dei cittadini promuoviamo  la cultura della partecipazione, affinché nelle città, negli stati e a livello internazionale, le decisioni politiche siano il risultato di valori, idee e scelte maturate con appropriati percorsi deliberativi dentro ciascuna comunità.

Lavorare con diverse forze politiche, a volte contrapposte, non significa non scegliere da che parte stare, anzi come sapete, sul problema delle disuguaglianze, sui migranti, il rispetto dei diritti e delle libertà religiose e civili siamo sempre schierati dalla parte degli ultimi e per il bene comune.

In particolare, come Movimento Politico per l’Unità, abbiamo partecipato il 25 Gennaio scorso alla manifestazione a Roma, per la giornata di mobilitazione internazionale per la pace sul tema “spegniamo la guerra accendiamo la pace!” Contro le guerre e le dittature, a fianco dei popoli in lotta per i propri diritti.

In linea con l’art. 11 della Costituzione italiana e insieme a tanti gruppi e movimenti, ecclesiali e non.

Come Movimento Politico tra le altre cose, ci occupiamo di declinare il principio di fraternità universale per tradurlo in fatti, delibere, leggi, diritti e doveri, offrendo contributi per la revisione, sotto tale luce, degli assetti istituzionali locali, nazionali e internazionali (inserendo questo nuovo principio all’interno degli statuti comunali, per esempio).

Proponiamo inoltre attività, seminari, laboratori, campagne di sensibilizzazione e convegni in cui, politici, diplomatici, funzionari pubblici, studiosi di scienze politiche, cittadini attivi e giovani possano trovare spazi di vero incontro e di formazione.

A proposito di convegni che alimentano sempre di più la nostra formazione, mi sembra interessante citare Jesus Moran Co-presidente del Movimento dei focolari in una riflessione che riguarda la crisi della democrazia: «La crisi della democrazia in Occidente ha portato diversi studiosi ad ipotizzare l’arrivo di un’era “postdemocratica”, con conseguenze incalcolabili e certamente non positive. Adrian Pabst, docente di teoria politica a Kent, ha reagito a questa congettura affermando che essa, non centra il problema di fondo.

Questo consisterebbe, invece, nell’andare più in profondità nella realtà politica odierna, per ravvisare le vere minacce alla democrazia, che a suo avviso sono tre: irruzione di una nuova oligarchia (élite partitiche, burocratiche ed economiche), nascita del populismo demagogico e rischio anarchia.

Tutto questo a spese dei legami sociali che, in questa prospettiva, vengono drasticamente indeboliti. Ecco il nocciolo della questione: il rafforzamento dell’associazione umana.

Come farlo? Penso che un simile traguardo necessiti di un progetto educativo di alto livello, profondo e universale, con basi antropologiche ed etiche chiare e convincenti. Siamo molto lontani da un orizzonte di questo tipo, ma è urgente camminare in questa direzione.

In definitiva, si tratta di radicalizzare (nel senso di andare alla radice) la democrazia, superando la supremazia della politica. Bisogna cominciare dal basso e da ciò che è primo: i rapporti sociali fondati sulla dignità della persona umana e dei popoli. La politica in senso stretto viene dopo».

Per quanto riguarda invece la nostra realtà locale, con le sue visibili criticità e degrado in cui versa, fra l’immobilismo degli amministratori locali nel gestire gli annosi problemi, assieme alla ormai perenne fase di pre-dissesto che il bilancio comunale metropolitano paventa, non lasciano molte speranze nel breve periodo a un miglioramento dello stato delle cose.

Oltre a ciò, come ci ha ricordato una recente inchiesta di un giornale nazionale, siamo  “in un territorio in cui, chi ci abita, ritiene che ogni metro quadrato di questa città sia di competenza di qualche cosca” (Carlo Cefaloni Città Nuova- Luglio 2019).

Adesso, rimane un tessuto sociale da ricostruire totalmente, tra un disinteresse che sembra sempre più generalizzato dei cittadini, anche l’astensionismo alle ultime elezioni regionali è un sintomo di questo disinteresse che avvolge la nostra regione, una “società civile” frammentata in particolarismi, divisioni, ciascuno propone ricette, ma sembra che non si arrivi mai a una sintesi politica, e ad una priorità nel cominciare a risolvere “almeno una parte dei problemi”.

Intanto i nostri giovani se ne vanno per il lavoro che non c’è ed anche i servizi minimi essenziali non sono garantiti (come quello della raccolta dei rifiuti).

Che fare? Cominciamo da noi, e da tutte le persone di buona volontà di questa città: prendiamo spunto ancora una volta da un invito costante di Papa Francesco a uscire, insieme, correttamente preparati, in modo che si possa fare un passo avanti, oltre che ad operare per gli altri come già siamo spiritualmente predisposti come comunità ecclesiali, anche con gli altri.

Co-costruire insieme, sapendo che quando ci si trova immersi in problemi complessi e di difficile soluzione, in cui esistono sempre differenti posizioni,anche confliggenti, è necessario scegliere per prima cosa di non chiudersi nei propri saperi, porsi con una mente ospitale verso altri sguardi, fare il vuoto di se, dare il cuore al nostro fratello, a chi abita in questa città.

E con ciò mi riallaccio all’incontro di qualche giorno fa, che ha ricordato la figura di Chiara, dinanzi al Presidente Mattarella, per coglierne un suggerimento, ciò che più ha colpito Mattarella della figura di Chiara ,il suo impegno nel praticare “l’estremismo del dialogo”; nel quale «si può essere molto forti pur essendo miti e aperti alle buone ragioni degli altri. Anzi, come dimostra la vita di Chiara Lubich, – ha concluso Mattarella-  soltanto così si è veramente forti».

 

 

 

 

 

 

 

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