Il diritto a restare e il diritto alla salute

Il 18 ottobre 2019 all’Istituto Mons. A. Lanza, i corsisti hanno discusso sul “diritto a restare” e sul “diritto alla salute” rispettivamente con la dott. ssa Amelia Stelllino e il dott. Rubens Curia.

Di fronte alla fuga di giovani e famiglie dalla Calabria – ha osservato la dott.ssa Stellino – alla ricerca di un posto di lavoro stabile e dignitoso, tutti noi ci chiediamo cosa possiamo fare per far progredire la nostra terra, ma sembriamo aver perso il senso di “comunità” e la “speranza” di essere protagonisti di un cambiamento.

Sono stati riportati tre esempi positivi diversi di iniziative che hanno contribuito a risollevare alcuni territori fragili: a Medellin, in Colombia, i sindaci che si sono succeduti negli ultimi anni hanno avviato un processo di cambiamenti incisivi, tanto che nel 2013 la città, costituita per due terzi da favelas e con oltre tre milioni di abitanti, è stata ritenuta tra le più innovative del mondo.

Per mettere in contatto la popolazione è stato creato un collegamento tramite seggiovie e un sistema di biblioteche pubbliche in cui è possibile connettersi e studiare. Gli interventi sociali contro analfabetismo e povertà hanno migliorato notevolmente la realtà della città.

Altro esempio ricordato: il Rione Sanità di Napoli, dove Don Antonio Loffredo ha avviato un processo di innovazione sociale aprendo alcune chiese ai giovani anche di notte per attività sportive e musicali, e creando occasioni lavorative legate al turismo con la cooperativa sociale “la Paranza” che ha risanato e riaperto al pubblico le catacombe. Infine, nella nostra Regione, a Crotone, due giovani rientrati dal Trentino, Loris e Lidia, hanno creato dal 2006 l’associazione “Amici del Tedesco”, promuovendo anche un gemellaggio con alcune città tedesche per scambi culturali, e questo ha portato anche all’attivazione di voli diretti internazionali verso la Germania.

La relatrice ha invitato infine a riflettere sul senso di comunità, e ha incitato a mettere in rete tutte le realtà positive conosciute in Calabria, per ripensare in termini propositivi il diritto a rimanere nella propria terra.

Del diritto alla salute – come diritto a farsi curare “qui” senza essere costretti al c.d. turismo sanitario – si è occupato il dott. Rubens Curia, autore lo scorso anno di un “Manuale per una riforma della sanità in Calabria” e promotore di un documento di proposte che ha già ricevuto l’adesione di ventisei associazioni del territorio.
La situazione della sanità in Calabria, in particolare nella nostra provincia, è drammatica: lo spopolamento di intere aree, il calo demografico, la mobilità verso le altre Regioni anche per cure a bassa complessità (indicativa della rottura del rapporto fiduciario), sono tutti fattori che incidono sulla disponibilità di servizi e infrastrutture.

Il dottore ha richiamato l’art. 32 della Costituzione, che sancisce che devono essere garantite cure gratuite agli indigenti, e la legge n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.

In concreto il diritto alla salute si attua attraverso i servizi territoriali e i presidi ospedalieri, ma negli ultimi anni i dati statistici indicano per la Calabria una riduzione continua di personale medico e di specialisti ambulatoriali, l’incapacità di spesa di fondi già stanziati per nuova strumentazione e per l’edilizia sanitaria; non sono stati impiegati i fondi europei per la costituzione delle case della salute ed è gravissimo il ritardo per l’approvazione di un nuovo Piano sanitario regionale (l’ultimo risale al 2004).

Le liste d’attesa per i pazienti sono molto lunghe e i farmaci più costosi sono garantiti gratuitamente solo ai malati più gravi. Inoltre il debito dell’ASP di Reggio Calabria, che è commissariata, non è quantificabile.

Per il dott. Curia la riforma deve essere organizzativa ma anche etica e deve orientarsi verso l’integrazione tra sanità e sociale, l’informatizzazione dei servizi, la valorizzazione delle competenze.

Stefania Giordano

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