Il Mediterraneo e la formazione delle identità culturali

Stefania Giordano

All’interno del programma formativo dell’Istituto di formazione politico sociale Mons. A. Lanza, quest’anno è stata inserita una lezione che – come ha spiegato la professoressa Franca Panuccio – ha avuto lo scopo di inquadrare, tra gli altri, anche il territorio dell’area dello Stretto all’interno della più ampia cornice dell’area mediterranea, sia per una migliore comprensione storica delle dinamiche di formazione delle identità interculturali, sia per una proiezione verso nuove opportunità che la stessa area può offrire.

La lezione che ha avuto per titolo “Il mediterraneo e la formazione delle identità culturali: da Mare Nostrum al Mare tra terre” è stata tenuta il 27 febbraio dalla docente Elisa Vermiglio, associata di Storia Medievale presso i corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Società e della formazione d’Area Mediterranea dell’Università per stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria.

La docente, nella sua attività accademica, ha coordinato il laboratorio sulla migrazione nel Mediterraneo e ha collaborato con il laboratorio di metodologia della ricerca storica, e per l’Archivio Storico Multimediale del Mediterraneo.

I suoi principali campi di ricerca hanno riguardato la storia del Mezzogiorno e della Sicilia in età basso medievale, e in particolare le tematiche socio-economiche, delle migrazioni e del commercio mediterraneo nell’area dello stretto.

Più volte è stato citato lo storico francese Fernand Braudel, il quale nella prefazione al suo noto testo “Il Mediterraneo: lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni”, ancora oggi punto di riferimento sul tema, ha scritto che il Mediterraneo è un crocevia antichissimo, è «mille cose insieme.

Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.

Non un mare, ma un susseguirsi di mari.

Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.

Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia…».

In questo contesto il fenomeno migratorio è sempre stato naturale e, senza rappresentare in sé un problema, ha anzi consentito un continuo apprendimento derivato dal confronto con le altre culture.

La relazione della professoressa Vermiglio è stata incentrata sul concetto dello spazio mediterraneo (e poi anche di Europa): si tratta di un concetto che prima di essere “politico” è geografico e culturale.

In epoca medievale, il mare nostrum che univa l’impero romano d’Occidente, perse la sua connotazione unitaria per indicare un mare che univa diversi domini.

In particolare, le civiltà che a partire dal 476 d. C. convergevano sull’area mediterranea, indicati dalla docente come “poli culturali” furono: il polo greco-bizantino, il polo latino-germanico e il polo dell’impero islamico.

A svolgere un ruolo determinante per i movimenti e gli scambi interculturali, furono le “porte” del Mediterraneo o “stretti” come appunto lo stretto di Messina, che fu passaggio obbligato delle rotte mediterranee. Si è accennato anche al termine limes, ossia confine, da interpretare come un luogo permeabile e di scambi reciproci piuttosto che come frontiera invalicabile.

La riflessione di tipo storiografico ha inteso offrire spunti di riflessione anche sulla attuale situazione geopolitica dello spazio mediterraneo.