Il mistero cinese: sfide politiche e culturali

Stefania Giordano

All’Istituto di formazione politico-sociale Mons. Lanza continuano gli incontri del programma annuale che prevede l’analisi della situazione geopolitica globale, oltre che l’attenzione alle problematiche locali.

Il 14 novembre presso l’aula Farias la sinologa ed esperta di cinema orientale Mariagrazia Costantino ha discusso con i corsisti sul tema “Il mistero cinese: le sfide politiche e culturali del gigante del XXI secolo”.

Ad introdurre e moderare l’incontro è stato il dottor Francesco Tripodi, che ha svolto una prima analisi dei cambiamenti in atto da diversi decenni a livello globale: la Cina è oggi una potenza industriale, militare, tecnologica che compete con gli Stati Uniti d’America e che ci incuriosisce perché è una potenza apparentemente pacifica, che non minaccia guerre, ma realizza una penetrazione commerciale capillare, anche nei Paesi africani. Sembrerebbe operare apparentemente attraverso il sistema cosiddetto di “soft power”.

Il dott. Tripodi ha inoltre fatto cenno alla storia del social cinese Tik Tok, che vanta circa un miliardo e mezzo di utenti in tutto il mondo, e alla problematica relativa alla privacy e alla sicurezza dei dati all’interno dell’applicazione, la cui società madre è controllata dal governo cinese.

La professoressa Costantino, che parla la lingua e ha soggiornato a lungo in Cina, lavorando come interprete e come direttrice artistica di un centro di arte multimediale, per descrivere alcune caratteristiche dello Stato dell’Asia Orientale (il secondo più popoloso al mondo), ha mostrato ai presenti diverse immagini fotografiche e video, esemplificativi della “propaganda”, dei “wumao” e poi di critica alla Cina.

Il termine cinese che traduciamo con “propaganda” ha piuttosto il significato di “pubblicità”, e il Dipartimento della Propaganda del Partito Comunista Cinese ha lo scopo di definire le politiche educative e culturali e mantenere il controllo sulle notizie relative alla Cina all’interno dello Stato e all’estero, monitorando anche i nuovi media.

Con il termine “wumao” o “esercito dei 50 centesimi” si indicano gli operatori pagati per monitorare internet e scrivere commenti orientati a favore del Partito Comunista.

La proiezione di alcuni spezzoni del film del 1935 “Scenes of City Life” del regista Yuan Muzhi, critico nei confronti del progresso, del capitalismo e della vita nelle metropoli, ha avuto lo scopo di mostrare il cambio di prospettiva della propaganda cinese rispetto al secolo scorso: si è passati infatti dalla critica alla modernità di stampo occidentale all’attuale esaltazione della vita nelle metropoli, proprio a voler dimostrare come il socialismo abbia arricchito la Cina e risollevato milioni di persone dal problema della povertà.

Punto rilevante e tipico, del resto, dei Paesi socialisti: il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è anche Segretario generale del Partito Comunista, qualifica ben più importante e confermata (come per Mao Tse Tung) dal vero e proprio culto della personalità verso Xi Jinping. Lo slogan politico di partito proposto dall’attuale Presidente per la sua propaganda estera, sin dall’inizio del suo mandato, è stato “Telling China’s stories well”.

 

In estrema sintesi, riguardo la Cina è davvero molto difficile distinguere la narrazione propagandistica da quella che è effettivamente la realtà.