A conclusione del ciclo di incontri dedicato alle parole della politica, il 17 aprile 2026 i professori Antonino Romeo e Andrea Filocamo sono intervenuti per la lezione presso l’Istituto di formazione Mons. A. Lanza incentrata sul tema del “debito”, dal punto di vista storico ed economico.
La scelta dell’argomento – ha ricordato la direttrice dell’Istituto Magda Galati – è stata ispirata anche dalla lectio civilis che all’ultimo Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze lo ha affrontato non solo come questione economica, ma soprattutto dal punto di vista della giustizia sociale, in particolare per le problematiche dei Paesi in via di sviluppo che sono costretti a pagare gli alti interessi dei debiti esteri a scapito proprio degli investimenti a impatto sociale.
Lo storico Antonino Romeo ha ricordato l’enciclica Populorum progressio, pubblicata quasi 60 anni fa, con la quale Paolo VI invitò a prendere atto della dimensione mondiale dei problemi sociali e della crescente e intollerabile disparità tra Paesi ricchi e Paesi in stato di estrema povertà.
Tra le soluzioni pratiche proposte vi fu quella della costituzione di un grande fondo mondiale, finanziato con una parte delle spese militari, destinato a soccorrere i più diseredati.
Purtroppo dopo molti anni il problema persiste nella sua drammaticità e i Paesi a basso e medio reddito costituiscono gran parte della comunità internazionale: sono circa 137 di cui 78 si trovano in situazione di disagio più marcato (e ricevono peraltro una cifra inferiore di prestiti perché il sistema creditizio favorisce chi offre più garanzie di pagamento); tra questi vi sono 22 Paesi in cui oltre la metà della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta, con un debito che equivale al 200% circa delle loro possibili esportazioni.
Vi rientrano diversi Paesi dell’Africa subsahariana, pur ricchi di materie prime: da questo territorio provengono i cosiddetti migranti economici, costretti a partire alla ricerca di lavoro e di una vita più dignitosa.
Il docente ha inoltre rilevato che il debito di questi Paesi a basso e medio reddito non è più detenuto in gran parte da organismi internazionali, quali il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, ma è gestito da soggetti privati che non si preoccupano delle conseguenze sul piano sociale o da potenze mondiali, tra cui la Cina, interessate al controllo di aree strategicamente importanti o ricche di materie prime.
Negli ultimi anni alcuni Stati africani, come Ciad e Zambia, la cui situazione debitoria era divenuta insostenibile (specie dopo l’ultima pandemia), sono stati coinvolti in accordi per la ristrutturazione del debito.
L’intervento del professore Andrea Filocamo, che insegna storia economica all’Università Mediterranea, si è poi incentrato sulla situazione debitoria dello Stato italiano, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, in particolare dal 1981, anno in cui avvenne la separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia.
Dopo questa separazione la Banca centrale non ebbe più l’obbligo di acquistare i titoli di stati invenduti, creando moneta per coprire il disavanzo pubblico.
Le conseguenze furono da un lato la riduzione dell’inflazione e dall’altro una rapida crescita del debito pubblico.
Durante la lezione non sono mancati i riferimenti a un modello alternativo di economia, che è quello proposto dall’economia civile, i cui principali rappresentanti e studiosi in Italia sono Luigino Bruno e Stefano Zamagni.