Il 30 gennaio 2026 l’Istituto di formazione politico-sociale Mons. A. Lanza ha avuto tra i relatori il sacerdote don Michele Gianola, nominato da Papa Leone XIV tra i membri dei consultori del Dicastero per il Clero e già direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana.
Don Gianola si occupa della formazione dei candidati agli Ordini sacri, e per questo è stato chiamato a parlare sulla riforma dei seminari, che ha interessato, negli ultimi anni, anche le strutture calabresi.
A moderare l’incontro è intervenuta Ilenia Bruna Marraffa, componente del direttivo dell’Istituto A. Lanza, per la quale «la riforma dei seminari, non è una questione burocratica o una questione meramente interna per addetti ai lavori, ma è una scelta strategica che ha un valore locale, nazionale e mondiale».
Al di là della funzione dello storico Seminario reggino Pio XI, la riforma degli studi e dei seminari rappresenta il tentativo di offrire all’uomo di oggi testimoni cristiani credibili e preparati nella nostra città. Se è vero che la chiusura di una struttura è sempre un momento di passaggio difficile, proprio nel disordine del cambiamento le istituzion
i spesso devono mutare forma per continuare ad assolvere il loro ruolo.

A seguire il contributo di Padre Sergio Sala, Superiore dei Gesuiti, che ha tracciato un breve excursus storico sui seminari e sulla vita del clero dal Concilio di Trento ai nostri giorni. Nella storia della Chiesa, a metà del XVI secolo, il Concilio di Trento fu una tappa fondamentale per la riforma del clero e l’istituzione dei seminari deputati, in ogni diocesi, alla formazione dei sacerdoti. Nei secoli successivi in Italia e nei Paesi latini si arrivò all’abolizione dell’insegnamento della teologia nelle facoltà di Stato per divenire prerogativa solo dei seminari. Più recente è stato il riconoscimento dei titoli di studio nel sistema accademico italiano e poi in quello europeo.
Padre Sala ha citato diversi documenti dei Pontefici successivi al Concilio Vaticano II: la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II Sapientia Chistiana, la Veritatis gaudium di Papa Francesco, e poi, sul futuro della Chiesa, il testo di Papa Benedetto XVI Fede e futuro. A suo dire, la Chiesa attuale «dovrebbe accettare la sfida di consacrare esclusivamente uomini capaci di essere interlocutori del proprio tempo» e «i nuovi sacerdoti dovrebbero essere persone sinodali».
Don Michele Gianola ha fatto riferimento al documento della CEI in vigore dal 2025 “La formazione dei presbiteri nelle Chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari” e ai dati statistici che delineano il cambiamento silenzioso e costante nel rapporto tra la società italiana e la Chiesa. In particolare, negli ultimi 25 anni, il numero dei seminaristi nel nostro Paese è diminuito del 54%, anche se la maggior parte degli italiani ritiene ancora molto importante il ruolo della parrocchia, nel proprio quartiere, e la figura del sacerdote.
È emersa l’esigenza di una formazione più integrata, dal punto di vista umano, intellettuale, spirituale e pastorale e il bisogno di un maggiore coinvolgimento di altre figure oltre agli educatori tradizionali. Per rispondere al cambiamento, non c’è un’unica soluzione per tutto il panorama italiano, e i pastori delle Chiese locali sono chiamati a compiere le scelte opportune. Non servono solo strategie per ricercare vocazioni, come si farebbe per un’azienda a corto di personale, e occorre sentire anche i laici, i cui stimoli, nel vivace dibattito, non sono mancati.