Crisi del diritto internazionale o crisi della politica?

Stefania Giordano

All’Istituto di formazione politico sociale Mons. A. Lanza prosegue il corso “politica e disordine mondiale”: il 12 dicembre 2025 ha relazionato la professoressa Lina Panella, già docente ordinario di Diritto internazionale presso l’università di Messina, nonché membro del Comitato dei diritti umani della Società internazionale per l’Organizzazione internazionale e co-direttore della rivista Ordine internazionale e diritti umani.

La docente – introdotta dal Prof. A. Spadaro – ha subito precisato che, più che di crisi del diritto internazionale, si dovrebbe piuttosto parlare di crisi delle “politiche nazionali” che non si adeguano ai limiti imposti dallo stesso.

Quando si parla di diritto internazionale non si fa riferimento solo al diritto diplomatico o al diritto che si applica durante una guerra: oggi molti rapporti sociali, economici e politici, che riguardano anche i singoli cittadini, mutuano alcuni principi cardine proprio dall’ordinamento internazionale.

Tra i principi fondamentali della nostra costituzione, l’art. 10 sancisce al primo comma che «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» e l’art. 11 che sono consentite le limitazioni di sovranità – in condizione di parità tra gli Stati – necessarie a garanzia della pace e della giustizia tra le Nazioni. E l’Italia partecipa all’Organizzazione alle Nazioni Unite dal 1955.

   Dunque il multilateralismo e i rapporti internazionali sono ritenuti fondamentali e la collaborazione tra Stati si esplica attraverso l’adesione a organizzazioni internazionali, atte a promuovere l’aiuto ai Paesi in via di sviluppo, la promozione dei diritti umani, il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Purtroppo – ha ribadito la prof.ssa – le “politiche dei singoli Stati” hanno messo in discussione i principi della cooperazione internazionale: ad esempio, nel 2018 gli Stati Uniti (prima presidenza Trump), hanno formalizzato l’uscita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite accusato di essere ostile al governo israeliano.

Al secondo mandato Trump, in linea con la politica dell’“American first”, sono state definanziate tutte le organizzazioni internazionali, compresa la USAID, agenzia per lo sviluppo internazionale e si è deciso di lasciare anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Così pure, in Europa, a maggio di quest’anno, una discutibile lettera aperta di G. Meloni e sottoscritta da altri 8 Paesi, ha invitato ad aprire un dibattito sulla Corte Europea dei diritti dell’uomo e sulla rinegoziazione degli accordi in materia di migrazione.

L’Italia inoltre non ha ancora ratificato il Protocollo n. 16 alla CEDU, che ha introdotto la possibilità di richiesta di pareri consultivi da parte dei giudici degli Stati membri alla stessa Corte in merito ai principi interpretativi dei diritti e delle libertà previsti.

In conclusione la docente si è soffermata su due diritti: il diritto ad avere una cittadinanza e il diritto a vivere in un ambiente sano, segnalando la non conformità delle “politiche dei singoli Stati” alla giurisprudenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo.

In merito al secondo diritto è stata citata la sentenza Cannavacciuolo della CEDU che ha condannato e posto sotto osservazione l’Italia per violazione del diritto alla vita nell’area tra Napoli e Caserta definita “terra dei fuochi” a causa del gravissimo inquinamento ambientale.