Quest’anno, all’interno del ricco programma dell’Istituto di Formazione Politico-Sociale Mons. A.Lanza, si è scelto di strutturare anche un ciclo di incontri basici intitolato “le parole della politica”. Il 5 dicembre 2025 il vice-direttore V. Musolino ha introdotto il primo di questi incontri, riguardante il termine “democrazia”, che ha avuto per relatore il prof. Antonino Spadaro, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Mediterranea, dove insegna anche Diritto pubblico, nonchè Dottrina dello stato e teoria della non violenza.
In premessa il prof. Spadaro ha precisato che per “democrazia” deve intendersi una semplice “procedura”, per la quale una maggioranza vince le elezioni e la minoranza può, a sua volta, diventare maggioranza. In una forma di Stato democratico, il popolo sceglie liberamente i governanti attraverso un voto personale, uguale, libero e segreto (cfr. art. 48 Cost. it.). Caratteristiche essenziali sono dunque “persuasione” e “rappresentanza giuridico-politica”.
Di contro, nelle forme di Stato non democratiche, i governati non scelgono i governanti e la “coercizione” (soprattutto in quelle autoritarie) o la “manipolazione” (specialmente in quelle totalitarie) prevalgono. Tutt’al più, in questi regimi, in assenza di vere elezioni, può esservi mera “rappresentatività”, l’adesione al capo o al partito, per quanto fanatica, avendo natura del tutto passiva e condizionata.
Il prof. Spadaro ha poi sottolineato che oggi si attribuiscano alla parola/termine democrazia, concetti che in realtà sono piuttosto principi “costituzionali” (libertà, uguaglianza, tolleranza, pluralismo, riconoscimento dei diritti fondamentali, rispetto della dignità della persona umana, separazione dei poteri). Tutti questi valori costituzionali per fortuna sono ormai indecidibili e non discutibili, mentre la democrazia, in quanto fenomeno maggioritario, è un concetto quantitativo, numerico, non qualitativo e assiologico. Ad ogni modo, oggi, per democrazia comunemente s’intende, di fatto e fortunatamente, proprio la “democrazia costituzionale”.
Le maggiori degenerazioni attuali sono le democrazie “con maggioranze populiste/sovraniste”, le “democrazie illiberali” (Ungheria) o addirittura le “democrature” (Turchia, Russia), che limitano i diritti civili, le libertà, il potere giudiziario e le garanzie costituzionali.
Fra i difetti strutturali e congeniti della democrazia ricordati dal professore segnalo il rischio della dittatura della maggioranza (vox populi non è vox dei, la maior pars non sempre è la melior pars) e, anche a prescindere dall’astensionismo, il dato di fatto che alla fine a decidere sono sempre in pochi (c.d. ferrea legge delle oligarchie): la democrazia si riduce spesso al “governo di una minoranza attiva”. Inoltre, in democrazia, chi governa – volendo essere rieletto a breve – spesso non mira ad obiettivi di ampio respiro e durata, legati agli effettivi interessi generali.
C’è, infine, il problema della democrazia “apparente”: nel mondo contemporaneo, infatti, i poteri forti sono quelli economici, finanziari, tecnologici e digitali, che in gran parte purtroppo sfuggono al controllo degli organi democratici. Per questo ci attende forse un futuro paradossale: avremo meno potere “democratico”, ma più possibilità “tecnologiche”, rischiando di barattare (quasi senza accorgerci) i nostri diritti democratici a favore del mito della sicurezza e di mirabolanti servizi informatici.