“Dottrina Sociale ed Etica Pubblica: Il ruolo dei cittadini credenti.”

Una società secolarizzata qual è il ruolo dei cristiani laici impegnati in politica? È possibile, in un contesto pluralistico, avviare un dialogo onesto e leale con chi non condivide i principi del cattolicesimo? Su questi interrogativi e sulle possibili risposte si è soffermata la relazione di p. Vincenzo Toscano s.j., svolta all’istituto di formazione politica “Mons. Lanza”.

In un contesto sempre più secolarizzato – in Italia, ha precisato il docente, coloro che frequentano i sacramenti o sono inseriti in un cammino di fede sono solo il 10% – i cristiani sono chiamati non solo a dare la loro testimonianza, ma anche a costruire una “casa comune” con chi professa altre fedi o non si riconosce in alcun credo religioso. Sebbene i cristiani abbiano dei principi che ritengono non negoziabili, e con i quali cercano di essere coerenti, devono altresì interrogarsi su come dialogare con chi non ne condivide i valori, per attuare il bene comune. Lo stesso magistero della Chiesa e più precisamente il Concilio Vaticano II ha raccomandato ed esortato ad una collaborazione tra credenti e non credenti. D’altra parte, l’importanza della religione e l’apporto che può offrire alla società contemporanea è un dato accettato da quasi tutte le comunità politiche. Infatti le costituzioni di molti Paesi ne riconoscono la funzione sociale. Anche sul piano della riflessione filosofica, alcuni pensatori hanno sottolineato il ruolo positivo della fede nelle società contemporanee. Habermas, per es., ha affermato che per ricivilizzare la modernità è necessaria la religione, perché essa, tradotta politicamente in linguaggio laico, può aiutare la società europea a conservare le proprie risorse morali.

In effetti – ha proseguito p. Toscano – le democrazie rappresentative, oggi in evidente crisi, non sono state in grado di auto alimentarsi, e perciò necessitano di un fondamento etico. La democrazia è uno strumento, un metodo, ma non è autosufficiente, ha bisogno di radici per alimentarsi. E queste radici possono essere di varia origine, per es. religiose o ideologiche. Il Papa emerito Benedetto XVI durante un discorso a Parigi nel 2008 ha affermato che nell’attuale società «è necessario […] prendere coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che può portare, insieme ad altre istanze, alla costituzione di un consenso etico di fondo della società». Padre Toscano si è poi soffermato sul concetto di coscienza matura e positiva della laicità, nei confronti di una società civile che non si riconosce nei valori del cattolicesimo, ma che cerca il bene comune. La maturità della laicità – ha spiegato il padre gesuita – richiede che si eviti la strumentalizzazione della religione da parte della politica a fini di potere. Nessuno si può permettere di usare la religione per prendere il potere. Ma neanche la Chiesa può utilizzare la politica per fini religiosi. Ci vuole equilibrio e differenziazione di piani e funzioni. Si tratta di trovare il punto di equilibrio nel rispetto della laicità e della democrazia da parte della Chiesa, e dall’altra, il riconoscimento dell’influsso sociale che le religioni e i credenti hanno sullo Stato. La laicità positiva e matura, inoltre, dovrebbe affrontare e superare il problema del confessionalismo sia religioso che ideologico. Evitare il confessionalismo religioso vuol dire non obbligare gli altri in materia di fede ma discutere con chi non ha una visione religiosa della vita.

Tuttavia anche chi ideologicamente ha un “credo” deve fare i conti con chi professa una religione. Dunque coscienza di laicità matura vuol dire che i fedeli devono tenere conto delle ideologie e viceversa, perché il fine è raggiungere il bene comune, anche quando si hanno ideali diversi e visioni inconciliabili.

Tutti – ha proseguito p. Toscano – siamo portatori di principi assoluti che non si possono negoziare; anche i cristiani hanno valori inderogabili, ma se alzano un muro contro muro verso le altre sensibilità, non si va lontano. I cristiani devono annunciare e dare vita ai valori non negoziabili, ma si devono anche impegnare per cercare il bene comune possibile insieme agli uomini di buona volontà. E tutto ciò all’interno del contesto democratico, misurandosi con le regole del consenso e della mediazione. Anche l’ispirazione cristiana sul piano politico, infatti, va mediata nel confronto, nella gradualità, persino nelle incertezze che la vita democratica dà. La politica è l’arte della mediazione ed è soggetta a condizioni di tempo e di luogo. E la natura dell’arte politica è quella di consentire che le esigenze assolute, buone per ognuno, attraverso una certa gradualità – che richiede il confronto con le idee degli altri – si traducano in leggi condivise che poi tutti devono rispettare. Certo non è facile, spesso esiste incomunicabilità e rigidità da ogni parte in causa. Tuttavia – ha concluso p. Toscano – se ognuno di noi, in qualunque credo religioso o laico si riconosca, cercasse di superare i propri valori assoluti, sforzandosi di conoscere e rispettare quelli degli altri – rispettando così le regole della democrazia pluralistica – allora si potrebbero fare dei passi avanti nel bene comune.

 Vittoria Modafferi

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