Le parole della politica: IL CONSENSO

Stefania Giordano

Il 9 gennaio 2026 è ripreso all’Istituto Mons. A. Lanza il ciclo di incontri dedicato alle “parole della politica” con la coinvolgente lezione del professore Marco Centorrino, che insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Messina.

Il termine oggetto dell’incontro è stato “il consenso”, declinato in particolare dal docente nella sua accezione di “consenso politico”.

A moderare la lezione è intervenuto il professore Claudio Meliadò, componente del direttivo dell’Istituto di formazione, che ha presentato il collega come una voce particolarmente autorevole nel descrivere le trasformazioni in atto nel rapporto tra politica, media e opinione pubblica.

Tra i suoi campi di ricerca vi sono stati infatti la rappresentazione mediatica della comunicazione politica, l’impatto delle nuove tecnologie e lo studio della popular culture.

Il discorso sul consenso si è articolato partendo dalla risposta a tre domande: il consenso elettorale oggi si ottiene convincendo o mobilitando?

Chi produce oggi consenso? E, infine, quando il consenso diventa plebiscito?

In un contesto caratterizzato dalla polarizzazione affettiva, la mobilitazione prevale sul convincimento; il consenso non è più costruito esclusivamente dai partiti ma si produce entro un ecosistema ibrido composto da partiti, media tradizionali, piattaforme, community, persone connesse che reinterpretano.

Si tratta dell’idea di “Hibrid Media System” sviluppata dall’autore Andrew Chadwick. Per rispondere al terzo quesito il prof. Centorrino si è riallacciato al concetto di populismo: il consenso diventa plebiscito quando viene costruito come una relazione diretta ed esclusiva tra un leader e il popolo, con una narrativa costante di crisi e conflitto e con la delegittimazione degli avversari.

Più volte è stato ribadito che il consenso, in termini generali, non è un dato, ma è l’esito di comunicazione, potere simbolico e organizzazione dell’attenzione.

Altra caratteristica rilevata è che non esiste più, al giorno d’oggi, un momento in cui questo meccanismo di costruzione del consenso viene interrotto: la politica si è ritrovata strategicamente in un clima di “permanent campaign”, fenomeno anticipato una trentina di anni fa negli Stati Uniti, per cui il clima da campagna elettorale sembra non avere mai fine ed inoltre si adatta adesso alle forme comunicative semplificate dei social media.

Citando il sociologo Ilvo Diamanti, nella democrazia del pubblico i politici e i partiti diventano attori e i cittadini pubblico o spettatori;

di conseguenza la prassi e la comunicazione si riducono perché le politiche tendono a generare un consenso “rituale” in tempi di campagna permanente, tanto che le stesse iniziative restano spesso meri annunci da rilanciare più volte.

Il prof. Centorrino ha infine elencato alcune delle leve del consenso elettorale: l’agenda, che spinge a focalizzare l’attenzione su un determinato argomento; il framing, ossia il modo in cui si interpreta un tema; la credibilità e la personalizzazione; la costruzione identitaria; la disintermediazione apparente e le nuove mediazioni; la delegittimazione dell’avversario; la leva emotiva del consenso, che sfrutta sentimenti quali la paura, la rabbia, l’entusiasmo.

Di contro sono stati individuati tre criteri minimi per poter definire un consenso elettorale come democratico, ossia la trasparenza, la verificabilità e il pluralismo.