Le parole della politica: nonviolenza

Stefania Giordano

Una delle parole che si è scelto di approfondire nel programma di quest’anno all’Istituto di formazione politico sociale Mons. A. Lanza è stata la parola “nonviolenza”, grazie al supporto del vicedirettore, Dott. Vincenzo Musolino, che è anche responsabile del Centro di studi filosofici Aldo Capitini.

Purtroppo in questa fase storica, la politica nazionale e internazionale sembra aver dimenticato la lezione del pensiero e dell’azione nonviolenta di tanti protagonisti del secolo scorso, come appunto Aldo Capitini che fu definito il Gandhi italiano.

Per questo è necessario interrogarsi sulle motivazioni per cui è tornata a prevalere la violenza politica, la rivalità tra Stati e la corsa agli armamenti.

Il dott. Musolino ha proposto ai corsisti una riflessione sul tema della nonviolenza citando sia personaggi chiave che diversi testi, e partendo da un romanzo filosofico del 2004, “L’ atlante delle nuvole” di David Mitchell, da cui è stato tratto il film “Cloud Atlas” nel 2012.

I protagonisti di quest’opera ripetono spesso una frase: «La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba siamo legati agli altri, passati e presenti e da ogni crimine e da ogni gentilezza generiamo il nostro futuro».

Questa espressione racchiude in sé il senso di comunità e l’idea dell’esistenza di una fratellanza universale, che Aldo Capitini riassumeva nel concetto di compresenza dei morti e dei viventi e sulla quale, in ambito religioso, Papa Francesco si è soffermato nell’Enciclica sociale “Fratelli tutti”.

Secondo il dott. Musolino proprio la consapevolezza di una fratellanza generale, che supera il tempo e lo spazio e che crea comunità, può condurre a comprendere il senso della nonviolenza politica: se siamo tutti fratelli e siamo uniti da un legame, il contributo di ciascuno è importante per gli altri e questa produzione corale di valori va sostenuta.

Al contrario, la violenza recide i legami e va politicamente rigettata.

Non a caso un altro testo citato, che risale alla fine dell’Ottocento e che ha influenzato profondamente poi il Mahatma Gandhi, è stato il saggio “Il regno di Dio è in Voi” di Lev Tolstoj, che riprende il versetto tratto dal Vangelo di Luca, e in cui la nonviolenza si declina come categoria politica da imporre agli Stati e che deve prevalere sulla violenza delle guerre.

Tra i pacifisti italiani è stato ricordato anche Danilo Dolci, attivo in Sicilia subito dopo il secondo conflitto mondiale e che attuò pratiche nonviolente di disobbedienza civile, come il cosiddetto sciopero al contrario. In quegli anni, inoltre, l’obiezione di coscienza fu una delle principali scelte nonviolente.


È stato inoltre precisato che la nonviolenza, la disobbedienza civile e la resistenza passiva non avevano e non hanno l’obiettivo di rinnegare il diritto, come una forma di anarchismo, ma, al contrario, i fautori di tali pratiche volevano concorrere con la propria scelta e il proprio sacrificio a determinare la legge del futuro.

Non sono mancati i riferimenti alle vicende geopolitiche globali attuali e agli scontri tra Stati per l’accaparramento delle risorse energetiche ed è stato evidenziato che, negli anni passati, i popoli più civili erano considerati tali proprio perché investivano minori percentuali di PIL in armamenti.

Infine il dott. Musolino ha tracciato con chiarezza e profondità la distinzione tra “nonviolenza” e “pacifismo”, che sarà oggetto di un ulteriore approfondimento.