Riforma della Magistratura: verso il referendum

Il 10 febbraio l’Istituto diocesano di formazione politico-sociale “Mons. A. Lanza” ha organizzato un incontro informativo riguardante il prossimo referendum costituzionale confermativo del 22 e 23 marzo sulla cosiddetta “Riforma della giustizia”.

Hanno collaborato all’iniziativa – che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini interessati e di S.E. Mons. Morrone – anche l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, l’Ufficio per i problemi sociali e del lavoro, la Consulta delle aggregazioni laicali e il Cantiere della Passione politica.

I punti chiave della riforma sono: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti; l’istituzione del doppio Consiglio Superiore della Magistratura; l’introduzione del sorteggio per una parte dei componenti del CSM e la creazione dell’Alta Corte Disciplinare per i magistrati ordinari.

Poiché lo scorso ottobre questa riforma non è stata approvata con la maggioranza prevista per le leggi di revisione costituzionale (i due terzi di ciascuna Camera nella seconda votazione), è stato possibile indire il referendum popolare e il quesito richiederà l’approvazione o meno del testo di legge con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Non sarà necessario il raggiungimento di un quorum elettorale, ma è previsto che la legge di revisione costituzionale sottoposta a referendum potrà essere promulgata solo se approvata dalla maggioranza dei voti validi.

  Ad esporre le ragioni del “si” è intervenuto il meridionalista e intellettuale di sinistra, già sindaco di Caulonia, Ilario Ammendolia, mentre per le ragioni del “no” il procuratore Stefano Musolino, segretario nazionale di Magistratura Democratica. La direttrice dell’Istituto “Mons. A. Lanza” Magda Galati ha moderato l’incontro, ponendo alcuni quesiti pertinenti predisposti dai componenti della scuola socio-politica e lasciando poi spazio all’ampia discussione pubblica.

      Il dott. Musolino ha evidenziato l’assenza di dibattito parlamentare nell’approvazione di questa riforma, che in realtà non affronta le urgenze della giustizia (lentezza dei processi, scarsità di risorse, tutela dei meno abbienti, errori giudiziari) e rischia piuttosto di intaccare la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario a discapito di quest’ultimo. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono infatti un privilegio, ma una garanzia di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Si presume che il giudice sia condizionato dal pubblico ministero, e per questo si insiste sulla separazione delle carriere: al contrario i dati statistici smentiscono questo assunto, perché circa il 44% dei procedimenti dei p.m. si concludono con un’assoluzione da parte del giudice.

Ilario Ammendolia, pur ammettendo che non è la riforma della giustizia che il Paese si aspettava (non affronta ad esempio il grave problema delle condizioni carcerarie), ha spiegato perché voterà a favore della riforma, che paradossalmente al momento anzi rafforza i p.m., non risparmiando critiche al populismo giudiziario e alla spettacolarizzazione delle maxi operazioni che molte volte hanno portato all’arresto di persone innocenti.

Gli incontri informativi sul referendum organizzati dall’Istituto diocesano proseguono anche nelle altre zone pastorali, da Villa S. Giovanni a Condofuri, per favorire una maggiore consapevolezza tra i cittadini che dovranno decidere se approvare o meno la riforma.