L’impegno socio – politico dei cristiani nei documenti della Chiesa diocesana reggina

Una panoramica sul magistero dei Vescovi diocesani e sui documenti della Chiesa reggina per conoscerne le linee pastorali in materia di impegno politico e sociale. Si è parlato di orientamenti episcopali, di indicazioni sinodali, ma anche di problemi sociali e culturali durante l’incontro tenuto all’Istituto di formazione politica “Mons. Lanza” da Mons. Domenico Marturano assistente diocesano del MEIC. Il sacerdote reggino ha precisato che il senso di tale excursus non è tanto precisare il valore magisteriale quanto soprattutto pastorale di tali documenti, poiché le indicazioni dei Vescovi diocesani riprendono quelle più generali espresse per il Paese intero, e le attualizzano tenendo conto della situazione particolare in cui vive la Chiesa locale.

Così don Marturano ha iniziato questa disamina partendo dalla lettera dei Vescovi meridionali del 1948 sui problemi del Mezzogiorno, la cui redazione fu affidata proprio al giovane presule della diocesi reggina, Monsignor Antonio Lanza. L’importanza del documento risiede nel fatto che le problematiche del Sud non furono trattate secondo l’ottica economico-liberale della questione meridionale, ma l’attenzione fu focalizzata sulla questione più propriamente umana, date le condizioni di estrema povertà in cui versavano le popolazioni nel dopoguerra. Questa lettera, inoltre, leggeva le problematiche sociali dal punto di vista della moralità del cristiano, e quindi costituiva anche uno sprone all’impegno civile. Ancora non si dava molta importanza al fattore organizzativo come strumento per poter incidere sulla società.

Anni dopo, Reggio ha ospitato due eventi nazionali di particolare importanza per la nostra Arcidiocesi: le Settimane Sociali. Il primo evento fu celebrato nel 1960 sotto il ministero di Mons. Ferro e riguardava il tema dell’emigrazione, fenomeno ancora molto diffuso tra gli abitanti, poiché al Sud lo sviluppo industriale e la crescita economica andavano decisamente a rilento. Le soluzioni proposte, tuttavia, furono di tipo assistenziale e non andavano alla radice del problema; ci si limitò a curare e proteggere gli emigrati anche con l’assistenza spirituale di sacerdoti inviati appositamente sui luoghi di emigrazione, e non si cercò di rimuovere le cause del fenomeno. Nel 2010 si svolse per la seconda volta a Reggio la Settimana Sociale e i temi sviluppati riguardavano la finanza, il lavoro e la crisi economica.  Le soluzioni prospettate – secondo Mons. Marturano – pur interessanti, erano prevalentemente “accademiche”, nel senso che erano state studiate all’Università piuttosto che verificate sperimentalmente sul campo. Si trattò per lo più di proposte teoriche la cui fattibilità pratica è ancora da riscontrare.

Altri momenti particolarmente significativi per le diocesi calabresi sono stati i Convegni regionali celebrati al termine di ogni decennio pastorale indetto dalla Cei, per tirare le conclusioni su ciò che si era fatto in Calabria  per seguire le indicazioni venute dai Vescovi italiani. Tuttavia questi eventi – ha precisato il docente – non hanno avuto molti effetti sulle Chiese locali, probabilmente perché è prevalso il momento celebrativo su quello operativo: dunque sono stati prodotti molti atti e documenti, destinati però in gran parte a restare sconosciuti, perché non letti, non studiati e ben poco attuati. E ciò non genera cambiamenti reali nella vita delle Chiese locali.

Per quanto riguarda le linee pastorali degli ultimi Vescovi dell’Arcidiocesi reggina, don Marturano ha sottolineato che Mons. Ferro era solito dare delle indicazioni sulle situazioni concrete del momento. Egli prestava molta attenzione agli eventi reali, come avvenne in occasione dell’alluvione, quando si fece vicino alla gente colpita da quel dramma, per poi scrivere una lettera suggerendo come intervenire. Mons. Ferro parlava di responsabilità del cristiano e lo testimoniava per primo col suo esempio. Inoltre, secondo l’Arcivescovo piemontese, per poter attuare un intervento completo ed efficace era necessario elevare la formazione spirituale e materiale del popolo, migliorando le condizioni economiche e sociali della gente.

La nota di fondo di Mons. Sorrentino, invece, è stata l’attenzione a coniugare l’impegno e la responsabilità del cristiano con la promozione umana. L’evangelizzazione, cioè, avrebbe dovuto realizzare un cambiamento socio-culturale nella comunità civile. Un aspetto particolarmente significativo nel magistero di questo Arcivescovo è l’aver affrontato la crisi dell’uomo non come fatto sociologico, bensì antropologico. In questo quadro, la religiosità non può ridursi a pietà popolare ma deve essere centrata sulla fede cosciente che matura una presenza attiva nella società.

Il suo successore, Mons. Mondello ha fatto dell’intervento sociale dei credenti uno degli aspetti pastorali della Chiesa. A conclusione di ogni lettera, infatti, riservava un capitolo alla testimonianza, intesa come lettura della propria vita cristiana di fronte ai bisogni reali della gente nella società, cercando di studiare gli interventi che rendono testimonianza alla vita cristiana. Infatti, su impulso del suo ministero sono sorte, o si sono sviluppate, tante iniziative e tante altre proposte sono state avanzate: si pensi allo stesso Istituto di Formazione Socio-Politica.

Da ultimo, Mons. Marturano ha sottolineato come il ministero di Mons. Morosini sia stato incentrato, sin dall’inizio, sull’attenzione alla situazione concreta della nostra Diocesi e sulla vita sociale e politica del territorio. Non a caso il primo documento da lui redatto, la “Lettera alla città”, analizza con cura e attenzione l’impegno dei cristiani in ambito socio politico e raccomanda la cura di questo “servizio” per la vita della città. Questa visione – ha concluso Mons. Marturano – è certamente in antitesi con il modo dominante di fare politica, intesa come un mezzo per ottenere il potere e per mantenerlo, a fini di mero tornaconto personale.

Infine, con una nota di speranza e rispondendo alle numerose domande ricevute, Mons. Marturano – grazie alla sua lunga esperienza pastorale – ha portato eloquenti e concreti esempi di  resistenza alla corruzione ammnistrativa e, non da ultimo, espressamente anche di lotta alla ndrangheta sul tormentato territorio della nostra città e della nostra Provincia.

 

Vittoria Modafferi

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