“La creazione di imprese innovative come risposta (non violenta) alla crisi del sistema”

«Dalla crisi si può uscire. Ma non dobbiamo aspettarci che siano gli altri a risolvere i nostri problemi. Ora è giunto il momento di prendere in mano il nostro futuro». È univoco il punto di vista di Domenico Nicolò – docente di Economia all’Università Mediterranea – a proposito dell’attuale recessione e delle possibili vie d’uscita. Ne ha parlato ampiamente con i corsisti dell’Istituto di formazione politica “Mons. Lanza” durante una sua lezione.

«Il periodo che stiamo vivendo, dal punto di vista economico – ha affermato il docente – è il peggiore della storia dell’Occidente. Non è nemmeno paragonabile alla crisi del ’29 quando, dopo la recessione e la ripresa, si poté ripartire da zero. Ora il momento è davvero drammatico. E sono convinto che non usciremo da questa crisi come ne siamo entrati. Forse si potrà recuperare in termini di PIL, di occupazione, di reddito medio pro capite, di creazione e sviluppo di imprese e persino di internazionalizzazione, ma ciò che emergerà non sarà nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che esisteva prima. La crisi ci porrà davanti alla necessità di ripensare il sistema economico, di reinventare e ridefinire il concetto di impresa e i suoi obiettivi. Sul piano internazionale molteplici realtà produttive stanno chiudendo, e la stessa sorte avranno alcune imprese italiane. Anche nel settore pubblico le cose non vanno meglio: basti pensare che nel nostro Paese il 10% dei dipendenti e il 20% dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni saranno presto licenziati.

E a livello locale – ha asserito ancora il prof. Nicolò – la situazione è tutt’altro che rosea. Il 70% dei giovani calabresi è disoccupato e uno su due emigra in cerca di lavoro, nonostante sia spesso ben formato e qualificato. I costi della politica, poi, sono altissimi: pensiamo che il Consiglio Regionale della Calabria costa 80 milioni di euro l’anno! Molte realtà importanti per l’economia reggina hanno chiuso e nel giro di pochi mesi si prevede che salteranno a cascata una serie di attività. Tutto ciò provocherà gravi conseguenze in un contesto economico fragile e che ha accumulato un notevole ritardo rispetto alle aree più avanzate del Paese. La nostra economia dipende in larga parte dalla spesa pubblica, ma poiché quest’ultima ha subito una forte contrazione, di conseguenza anche la domanda alle imprese commerciali del territorio è diminuita. L’economia locale è andata avanti tramite la spesa pubblica improduttiva e dipendeva anche dal denaro proveniente da attività illecite. Ora con il sequestro di molti beni in mano alla ‘ndrangheta il denaro che prima veniva speso non sarà più disponibile. In definitiva la crisi farà terra bruciata e pulizia del vecchio e proprio per questo sarà anche un’occasione di rinascita».

Come si può uscire dunque da questa situazione? Secondo il prof. Nicolò la soluzione non verrà certo dalla politica. «Non dobbiamo pensare – ha proseguito il docente – che il governo, o le Regioni o i Comuni  risolveranno i nostri problemi. La classe politica e amministrativa si è dimostrata inadeguata e a volte corrotta. E i cittadini sembrano incapaci di selezionare la classe dirigente, soprattutto a livello locale. Se si votasse domani credo che si sceglierebbero le stesse persone oggi accusate di contiguità mafiosa. Però un cambiamento è possibile. Ma non dobbiamo aspettare che siano gli altri a fare ciò che invece spetta a noi. L’unico modo per superare la crisi è mettersi intorno a un tavolo, e ragionare insieme per trovare soluzioni e idee. Questa strada è già praticata in altre parti del mondo e sta diventando realtà anche in Calabria. Tanti giovani si mettono in contatto e cercano di far nascere idee che possono poi diventare progetti vincenti. Questo sta a dimostrare che si può immaginare una Calabria diversa, dinamica e produttiva. E che si può fare impresa anche qui. A volte basta l’iniziativa di una persona per stimolare altri e dare avvio a una reazione a catena. L’idea, infatti, è “il valore”, al contrario del denaro che in sé non produce ricchezza. Un progetto valido invece ha potere, e può trovare facilmente anche i finanziatori disposti a realizzarlo.

Qualche esempio? Nella vicina Sicilia alcuni ragazzi hanno pensato di formare una cooperativa per commercializzare in altre parti del mondo dei prodotti d’eccellenza del territorio. Così è nata una impresa che produce conserve utilizzando i rinomati pomodori di Pachino. E la domanda è talmente alta che la produzione non riesce a soddisfarla! A Vibo Valentia, invece, una impresa ha vinto un premio internazionale per aver inventato il modo di produrre la malta in negozio, abbattendo i costi di trasporto e l’inquinamento. Ci sono aree della Calabria piuttosto dinamiche e floride: pensiamo a Rossano, legata alla produzione della liquirizia o alla Sibaritide dove le quattro filiere dell’ortofrutta, olio, vino e zootecnia sono delle vere eccellenze.

Perché allora non provare a fare impresa anche nella nostra provincia? Perché non unire le forze, perché non impegnarsi e dare sfogo alla creatività produttiva? La creazione di imprese innovative sarà l’unica via d’uscita dalla crisi. Ma questa strada la dobbiamo trovare noi: il futuro e il cambiamento, ora più che mai, dipendono da noi».

Vittoria Modafferi

 

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