“Le sorti dell’Etica nel mondo contemporaneo, confronto tra Etica Pubblica ed Etica Privata”

È possibile oggi un codice etico comune condiviso da tutti? Da sempre la filosofia, la teologia, l’economia, il diritto cercano un’etica condivisa, ma questo anelito più che una certezza è un cammino, una speranza. Lo ha ricordato padre Vincenzo Toscano s.j. , durante una lezione all’Istituto di formazione politico sociale “Mons. Lanza”.

L’intervento del padre gesuita – docente dell’Istituto – si è incentrato sulle “Sorti dell’etica nel mondo contemporaneo. Un confronto tra etica pubblica e privata”. P. Toscano ha subito chiarito che la parola “etica” deriva dal termine greco ethos e significa consuetudine, comportamento, carattere.

«È quella branca della filosofia – ha affermato – che tratta dei fondamenti etici e razionali che consentono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, e di distinguerli in buoni o cattivi, leciti o illeciti, giusti o ingiusti. Il codice etico ci indica cosa è buono e cosa si dovrebbe fare perché è bene. La sua regola fondamentale prevede infatti di fare il bene e fuggire il male. Eppure l’etica è stata sempre un terreno di scontro, un luogo di sabbie mobili. L’oggetto della sua riflessione potrebbe sembrare un campo astratto, e a livello pratico non si è ancora riusciti a seguire un’etica condivisa».

La stessa distinzione tra etica e morale sembra sottolineare questa difficoltà.  In realtà – ha ancora spiegato il docente – i due vocaboli hanno lo stesso significato ma origini diverse, poiché la parola “morale” deriva dal latino. Tuttavia nel tempo il termine etica ha assunto un’accentuazione laica, slegata da qualunque discorso religioso; mentre morale è termine usato con connotazioni religiose, è riferito a chiunque abbia una fede.

Nella sua esposizione p. Toscano ha poi precisato la differenza tra etica privata e pubblica, ribadendo che questa divisione è oggi davvero poco netta, essendo i confini molto sfumati. «Un tempo si diceva privato ciò che è personale, e pubblico ciò che è di tutti. Ma già in seguito alla rivoluzione francese i due concetti entrarono in crisi, fino ad arrivare all’attuale messa in discussione della differenza pubblico – privato nel campo del diritto. Eppure un profilo di distinzione si può delineare partendo dai soggetti interessati. In quest’ottica l’etica privata è la morale dell’individuo, mentre l’etica pubblica è la morale dei gruppi e delle collettività di persone. Dal punto di vista dell’etica cattolica, la distinzione tra morale privata e pubblica non è così rilevante perché la moralità è fondata sui soggetti che danno il senso compiuto della morale della società.

L’etica, infatti è impiantata sulla persona, punto di riferimento della perfezione morale nella società.  Un secondo profilo di distinzione è invece basato sull’oggetto dell’etica. L’etica privata infatti concerne il bene dell’individuo, del soggetto staccato dagli altri, mentre l’etica pubblica riguarda il bene della collettività. Perciò le due morali possono essere in antitesi. Nell’ottica del bene pubblico, l’individuo è solo un mezzo, una rotella dell’ingranaggio. Mentre nell’ottica del bene privato la collettività è edificata in modo da apparire un potentato complessivo. Così le due etiche non possono coesistere, l’individuo cercherà di prevalere sullo stato e lo stato sull’individuo. Se si fonda la distinzione sul concetto di bene – cioè sull’oggetto della morale – si capisce subito che si può verificare una impasse e la coesistenza è impossibile. Considerando l’oggetto, è importante fare un’altra distinzione tra bene e giusto.

Il giusto – ha ancora precisato p. Toscano – riguarda i criteri razionali per la valutazione della morale nelle istituzioni, nelle regole, nelle scelte collettive. È perciò una qualità morale delle istituzioni che devono fare ciò che è giusto, contrariamente al soggetto che opera secondo il bene. Tuttavia il tentativo diffuso è quello di dire che etica pubblica e privata hanno ciascuna contemporaneamente qualcosa di oggettivo e di soggettivo, di personale e di universale. Ma in realtà la soggettività e l’universalità etiche sono divise, e l’etica privata resta quella della felicità personale mentre l’etica pubblica è quella del dovere istituzionale».

La riflessione di p. Toscano si è soffermata infine sull’interrogativo circa la condivisione dell’etica cristiana con quella laica. «La proposta che scaturisce dalla fede – ha affermato – dovrebbe portare al rispetto degli altri, invece molte volte si arriva a posizioni di intransigenza, di arroganza. La società viene giudicata come priva di valori, ma questa è un’esagerazione. Ciò che è peggio è che molti cristiani pensano che la società è incapace di etica, e che tutto ciò che non ha lo “statuto evangelico” non è buono. Si tratta di posizioni estremistiche non condivisibili. Noi cristiani non possiamo imporre la nostra visione etica a tutti, altrimenti si ricadrebbe nella teocrazia. Il senso dell’etica cristiana, invece, sta nel dialogo, nell’approfondimento, nella ricerca con gli altri.  D’altra parte non si può dimenticare che la nostra fede non dipende dalle leggi dello stato, e queste non possono imporre un’etica né cambiare le carte in tavola della morale cristiana o di qualunque credo religioso. Oggi inoltre esiste un problema di secolarizzazione, di allontanamento dai valori religiosi. Il sociologo contemporaneo Zygmunt Bauman parla di “società liquida”, fatta di persone che sono definite come turisti-consumatori. Si tende cioè a dare il primato nella propria vita all’esperienza, al perseguimento del proprio interesse in modo narcisistico. Il senso di un orizzonte comune, di solidarietà, sono saltati e la percezione del bene comunitario non è più quella di una volta. Imperano l’individualismo, l’edonismo, l’indifferentismo e si pretende dalla politica il riconoscimento di determinati diritti.

Cos’è necessario, dunque – ha concluso p. Toscano – per trovare una sintesi, un qualcosa che accomuni credenti e non credenti? Siamo tutti esseri umani e se non pensiamo insieme e non procediamo insieme in questo cammino di umanizzazione, non potremo andare da nessuna parte. Ogni essere umano è capace di bene e il progresso sociale e politico è nelle mani di tutti. Dunque, un’etica comune è possibile, non è facile trovarla e soprattutto deve essere cercata insieme».

Vittoria Modafferi

 

 

 

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